Notte Afgana
Di Vincenzo Calafiore 21 Ottobre 2020 Udine
Mi succede di notte, in mare aperto, oltrepassare i confini sfumati della mia esistenza e lo devo fare in fretta prima che il tempo invecchi e distrugga i miei sogni. Lo so tutto invecchia in fretta, e tutto perde il suo senso.Il mio animo è calmo, sereno, la stessa del guerriero afgano prima della battaglia; mio Dio che mi lasci da solo in questo mare calmo in apparenza e con le tempeste nel suo ventre, perché non fai in modo che la notte che perversa su questo mondo iniquo, finisca in un’alba vestita di speranze?Ma i miei sogni vivono e sono espressione sofferta, di questa realtà …. Le mie rammemorazioni tornano alla misura di un racconto, che nei paraggi dell’aura si rendono intense e poetiche, che fanno affiorare tutto poi in un presente quotidiano, pur vivendo nell’appena passato. Riemergono più o meno a sorpresa e donano un senso a un’esistenza già stanca come una barca stanca di troppo mare.L’amara verità è che nessuno potrà sfuggire, coscienti o incoscienti alla storia, caotica e tragica, esaltante meno, che abbiamo dolenti o volenti attraversato; storia che ci ha illuso e fortemente deluso.Forse l’aspetto più vero di “ questa operetta buffa “ è che stiamo –tutti- a poco a poco degli“ ex “, ex amori, ex amici, ex fratelli, ex umani, e io non voglio vivere in un mondo di ex, che non esiste più, ed ora eccoli tutti, rincalcati gli uni sugli altri, mendicanti e miseri, senza uno sputo di orgoglio.Era dunque così, i ricordi sono doni da aprire a Natale e il tempo è aria che si respira a pieni polmoni e lei la vita mia l’ha lasciata esalare da un dolore in fondo al cuore, leggero di cui non mi ero accorto, è un dolore che riesce ad essere lieve come la coscienza, allusivo nel suo linguaggio con vocaboli e aggettivi scelti con cura, ma la cui esistenza resta immateriale, imprendibile.E’ una notte piena d’aria d’oriente cruenta e dolce, dopo una notte così non sei più lo stesso, le idee sul tempo e le distanze cambiano, è un rallentamento uguale a un’andatura esasperante per un uomo catapultato dolente o volente in questo terzo millennio.Lentamente questa lentezza mi possiede, mi invade un immenso che mai avrei sperato, mi fa taciturno e ribelle, guerriero pronto alla battaglia, conscio di non tornare più.Non sono più nessuno come individuo. Sono solo una delle anime che a milioni sono passati di qui.Il tempo è il numero del movimento, l’uomo è il nesso fra il tempo e lo spazio!Da qualche parte di questa notte, c’è lei, mi dividono dieci fusi orari di lontananza e solitudine, mi piombano addosso nella notte, assieme al desiderio di poterla amare o ancora amare!Nell’aria un odore dolce e cruento … il mio Oriente è tutto qui, in questo mio desiderio di incontrarla ancora … è come la lentezza del pastore afgano che prega al tramonto, una calma silente che nasconde uragani.O l’anima grande dell’amore che convive con gli orrori celati nei silenzi e nelle distanze…Mi chiedo … la vita … appare un po’ alla volta, come meglio crede, sono briciole, il problema è raccoglierle, trattenerli, dopo, è un mucchio di sabbia che il vento disperderà.. ma c’è un granello che trattiene gli altri … e rimane il mucchio… questo è l’amore, non ha mai fine, non smette mai di meravigliarmi.Cosa rimane di me, del mio amore per lei, per la vita? Forse resterà alla fine solo un profilo, un’impronta a due dimensioni che ricorda l’ombra stampata su un muro, dove un tempo scrissi a lei : ti amo!
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