Si è tolto la vita Paolo Finzi, milanese, 69 anni, militante anarchico. Impegnato con la Crocenera (società di mutuo soccorso che aiutava anche gli attivisti in carcere), la fondazione di A/Rivista anarchica che ha diretto a lungo pur rifiutando l’etichetta di direttore. Amico di Fabrizio De André di cui è stato promotore infaticabile. Impegnato con la Fondazione Gaber a Rosignano. Paolo Finzi è morto travolto da un treno a qualche chilometro dalla stazione di Forlì, dov’era andato per l’ennesima iniziativa culturale. Il macchinista ha raccontato alla Polfer di avere visto un uomo gettarsi volontariamente dalla massicciata sui binari, senza riuscire a frenare.
La sera del 12 dicembre 1969 finì fermato, come tanti anarchici, in Questura, nell’Ufficio Politico insieme a Giuseppe Pinelli, a Sergio Ardau e a tanti altri militanti del Ponte della Ghisolfa e dello Scaldasole. Aveva 18 anni appena compiuti. Paolo Finzi frequentava il terzo liceo al Carducci di Milano e quel giorno era a letto con l’influenza, come altri milioni di italiani in quel periodo. Per questo venne rilasciato. Comparve una settimana dopo davanti al giudice Ugo Paolillo, a rilasciare la sua testimonianza sulla fine di Pinelli.
Sul maestro della canzone genovese, Finzi ha curato speciali e documentari, raccolte e serate di divulgazione e racconto. Le stesse che, per decenni, ha tenuto sulle stragi di Stato e sulle ingiustizie subite dai compagni di militanza. Lo aveva fatto anche per il cinquantesimo anniversario di piazza Fontana, con qualche coda polemica che ha avvelenato il dibattito all’interno della stessa comunità anarchica. Poi la malattia e la decisione di andarsene.
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