È scontro istituzionale in Polonia dopo gli avvenimenti del 30 ottobre, quando la polizia è stata dispiegata attorno alla sede del Tribunale costituzionale di Varsavia e la giudice Anna Korwin-Piotrowska ha annunciato la sospensione dalle funzioni del presidente Bogdan Święczkowski e del vicepresidente Bartłomiej Sochański.
Una vicenda che ha provocato una durissima reazione del presidente polacco Karol Nawrocki, che ha interrotto il viaggio in Senegal per rientrare a Varsavia e seguire direttamente l’evoluzione della crisi.
Sulla vicenda è intervenuto Marco Rizzo, che ha definito quanto accaduto un «golpe UE in Polonia», accusando il governo guidato da Donald Tusk di avere agito contro la sovranità nazionale e le istituzioni costituzionali del Paese.
Secondo Rizzo, non si tratterebbe di un semplice conflitto tra poteri dello Stato, ma di un’operazione politica riconducibile all’influenza delle istituzioni europee. Nel suo intervento, il leader politico individua proprio nel rapporto tra Varsavia e Bruxelles uno degli elementi centrali dello scontro, sostenendo che la crisi sarebbe legata anche alla contrapposizione tra il primato della Costituzione polacca e quello del diritto dell’Unione europea.
La posizione di Rizzo è particolarmente critica nei confronti di Tusk, accusato di portare avanti un progetto politico che, secondo l’esponente italiano, rischierebbe di ridurre gli spazi di autonomia degli Stati nazionali.
Il governo polacco sostiene invece che le iniziative intraprese siano necessarie per ripristinare lo Stato di diritto e affrontare le irregolarità accumulate negli anni precedenti. Tusk ha difeso pubblicamente l’operato del suo esecutivo, definendo difficile ma indispensabile il percorso di riforma della giustizia.
La crisi affonda infatti le radici nel lungo confronto tra il precedente governo conservatore del PiS e le istituzioni europee sul funzionamento e sull’indipendenza della magistratura polacca. Una contrapposizione che continua a dividere profondamente il Paese.
Rizzo contesta quella che considera una doppia morale europea: a suo giudizio, Bruxelles avrebbe utilizzato con particolare durezza gli strumenti politici ed economici contro il precedente governo polacco, mentre oggi manterrebbe un atteggiamento diverso davanti alle iniziative dell’esecutivo Tusk.
«La Polonia appartiene ai polacchi, non a Tusk, non a Bruxelles», è il messaggio politico con cui conclude il suo intervento, esprimendo solidarietà al popolo polacco e invitando i cittadini europei a reagire.
Resta da chiarire la legittimità delle decisioni assunte all’interno del Tribunale costituzionale e il futuro assetto della sua presidenza. La vicenda rappresenta un nuovo banco di prova per le istituzioni polacche e apre interrogativi più ampi sul rapporto tra sovranità nazionale, giustizia e integrazione europea.
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