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James Hook. Il pirata che navigò in cielo di Mario Petillo

Il romanzo d’esordio di Mario Petillo James Hook. Il pirata che navigò in cielo racconta una vicenda fantastica che poggia però su basi storiche ben documentate. L’autore prende spunto dal romanzo Peter Pan estrapolandone il “cattivo”, James Hook – ai più noto come Capitan Uncino – e ne racconta il passato, a partire dalla sua giovinezza fino ad approdare nel finale del libro allo scenario che noi tutti conosciamo, grazie anche al classico film Disney. E nel narrare la storia di James Hook l’autore ripercorre anche un’epoca, il Settecento, in cui stava nascendo la pirateria moderna, riportando fatti storici interessanti che contestualizzano la vicenda di Uncino, come il suo legame con il Capitano Edward Teach, passato alla leggenda con il nome di Barbanera. Petillo offre una prospettiva diversa da cui osservare la bellicosa relazione tra James Hook e Peter Pan, per permetterci di avere più consapevolezza sui motivi che hanno portato un ragazzo pieno di passione per la vita e per la cultura a consumarsi nel gelido fuoco della vendetta. E proprio nell’incipit si comincia a capire che James Hook è molto più di quello che ci è stato raccontato nel romanzo di J. M. Barrie: nel suo accorato dialogo con l’amico Spugna il Capitano ci appare stanco e invecchiato ma anche profondamente umano, attraversato da un dolore tanto forte da bucare la pagina. Nell’immobilismo della nave Jolly Roger, arenata nell’atollo in mezzo al cielo, l’Isola che non C’è, si avverte forte il sentimento di frustrazione di un uomo che perso tutto: non solo la mano destra ma la sua giovinezza, i suoi sogni e, in ultimo, la sua aspirazione alla rivalsa. E da questo incipit l’autore fa un salto indietro e ritorna al passato di un ragazzo che poteva diventare ciò che voleva ma che ha avuto la sfortuna di incrociare il dispotico e ambiguo Peter Pan, che ha visto crollare le sue certezze ed è stato privato del suo futuro. James Hook. Il pirata che navigò in cielo è una storia di rinunce; è l’amaro racconto di un vinto che però non si è mai arreso. Per la prima volta si ripercorre la vita di Capitan Uncino quando era ancora James M. Turner, restituendoci un personaggio umanissimo e travagliato, e facendoci riflettere su come a volte è troppo semplice vedere il mondo in bianco o nero ignorandone le infinite e complesse sfumature. Vi siete mai chiesti come Capitan Uncino è arrivato all’Isola che non C’è? Questa è la storia di James M. Turner, meglio noto come Capitan Hook, il leggendario pirata che da più di un secolo fa sognare i lettori. Si tratta però di un romanzo che cambia la prospettiva degli eventi, fornendoci dei dettagli importanti sulla vita del capitano della Jolly Roger. È davvero lui il “cattivo” oppure le sue azioni hanno motivazioni particolari? E chi è davvero Peter Pan, leader indiscusso di Neverland? Per scoprirlo non resta che ripercorrere le origini dell’unico uomo che ha saputo tenere testa a Barbanera, scoprendo che nel suo cuore hanno albergato sentimenti contrastanti, compromessi troppo presto dagli eventi di un’esistenza difficile. Tra l’Inghilterra di inizio Settecento, gli oceani e le sponde di un’isola incantata, il mito di James Hook, a distanza di tanti anni, è ancora in grado di riservare delle sorprese. Mario Petillo è nato nel 1990 a Salerno e vive a Milano. Storyteller e sceneggiatore, ha lavorato per dieci anni come giornalista nel settore dei videogiochi, del cinema e del calcio. Ha scritto e diretto nel 2015 il cortometraggio “Le coppie hanno i baci contati” ed è stato finalista al Premio “Solinas” con la web serie 02.37 (2016). Lavora in un’agenzia di comunicazione e ricopre il ruolo di ufficio stampa e social media manager per diversi brand internazionali. “James Hook. Il pirata che navigò in cielo” (Scatole Parlanti, 2019) è il suo primo romanzo.

Redazione

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