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Sigaretta elettronica, due studi americani confermano la riduzione del danno

Da alcuni anni, le sigarette elettroniche costituiscono una realtà in costante espansione. Sia in Italia che nel resto del mondo, questi dispositivi elettronici per il consumo di tabacco per nebulizzazione (anziché per combustione) si stanno imponendo come alternativa ‘soft’ rispetto alle sigarette tradizionali ed anche come deterrente per chi intende progressivamente interrompere in maniera definitiva il consumo di tabacco. Nel nostro paese, chi decide di intraprendere il ‘passaggio’ e convertirsi al ‘vaping’ può acquistare i dispositivi per la vaporizzazione e i liquidi pronti per le sigarette elettroniche sia presso i negozi fisici del settore sia presso gli store online dei rivenditori autorizzati dai monopoli di Stato, come ad esempio vaporoso.it, in quanto i liquidi per ricaricare le e-cig (dopo la manovra economica del 2018) sono entrati a far parte dei monopoli statali, a differenza dei device per la nebulizzazione. L’impatto sulla salute dei fumatori Alla luce delle crescente diffusione delle sigarette elettroniche, spesso ci si chiede quale sia l’impatto del loro utilizzo sulla salute dei consumatori. A tal proposito, uno studio pubblicato dall’Istituto Nazionale per la Salute degli Stati Uniti sottolinea come “i risultati registrati hanno coperto la salute cellulare, la produzione di energia e lo stress ossidativo. I liquidi di base, con o senza nicotina, e gli e-liquids commerciali, aromatizzati o contenenti nicotina, hanno un effetto ridotto o nullo sulla viabilità cellulare“. Il CSC (ovvero il condensato di fumo di sigaretta) – si legge ancora sul sito del National Institute of Health – “ha indotto un decremento della viabilità delle cellule dipendente dal dosaggio ed ha innescato la reazione in ogni HCS (Hign Content Screening)“. Secondo la relazione pubblicata online, gli effetti dei CFs (ossia gli e-liquids contenenti nicotina) sono stati osservati per concentrazioni pari o superiori all’1%. L’aroma più attivo è risultato essere il CF Mentolo. In sostanza, lo studio, premesso che la comunità scientifica concorda sul fatto che gli “effetti deleteri delle sigarette sono prodotti dalla formazione di costituenti pericolosi e potenzialmente pericolosi dalla combustione del tabacco e non dalla nicotina” sottolinea come i liquidi per le sigarette elettroniche hanno mostrato un’attività biologica inferiore rispetto al condensato di sigaretta. Ad aprile, lo stesso istituto ha pubblicato un altro studio, inerente ai radicali liberi. “I vapori prodotti dalle sigarette elettroniche e dai prodotti che riscaldano ma non bruciano il tabacco” – si legge nella relazione diramata dal sito ufficiale dell’ente – “hanno dimostrato di contenere un livello inferiore di quasi ogni composto dei Componenti Pericolosi e Potenzialmente Pericolosi presenti nei prodotti a base di tabacco e nel fumo delle sigarette convenzionali“. I radicali liberi, sottolinea ancora lo studio, “non sono considerati in questa lista” benché “pongano potenziali rischi per la salute” anche perché i loro livelli di concentrazione, nei vari prodotti, non sono stati ancora comparati in condizioni standardizzate. Lo studio è stato basato sulla comparazione del tipo e della quantità di radicali liberi presenti nelle sigarette elettroniche e nei prodotti per la nebulizzazione del tabacco. Per condurre i test è stato utilizzato uno spettroscopio di risonanza elettro-paramagnetica collegato ad una macchina dell’aerosol in grado di riprodurre un flusso di quantificazione. Il particolato è stato separato ed estratto tramite un filtro Cambridge. “I livelli di radicali organici per le sigarette elettroniche e i prodotti di vaporizzazione del tabacco” – si legge nel rapporto del National Institute – “non hanno superato l’1% del livello osservato per le sigarette convenzionali ed erano prossimi ai livelli di radicali registrati nell’aria“. Per quanto riguarda il livello di monossido prodotto dalle sigarette elettroniche, esso si è rivelato “al di sotto del limite di rilevazione” mentre i radicali persistenti nel particolato, la quantificazione è stata possibile solo per le sigarette 3R4F. “I vapori da svapo” – conclude la nota del National Institute –  “e dei prodotti che riscaldano ma non bruciano il tabacco hanno livelli di radicali liberi di molto inferiori rispetto alle sigarette da combustione“.

Redazione

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