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Cefalea a grappolo: un male di stagione per giovani!

I mal di testa sono tanti e, purtroppo, questo tipo di patologia è molto doloroso e rende difficile le attività della nostra vita quotidiana. Stranamente, al contrario delle altre cefalee, quella a grappolo colpisce maggiormente il sesso maschile: 5 volte in più rispetto alle donne. L’età media in cui si manifesta è compresa tra i 20 e i 40 anni, però la cefalea a grappolo può colpire ad ogni età. E soprattutto, in molti casi sembra dipendere dalla stagione. Per affrontare al meglio questo tema abbiamo raggiunto il Professore Neurologo Fabio Antonaci che ci mostrerà alcuni interessanti dettagli sul meccanismo della Cefalea a Grappolo.

Tipologie

Il tipo più comune è la cefalea a grappolo episodica che dura in modo limitato per poi scomparire. Il termine della patologia deriva dai diversi momenti in cui interferisce con la persona (grappoli). Di solito gli attacchi compaiono su un arco di tempo che va da 6 a 12 settimane. Spesso, quando si parla di cefalea a grappolo, si parla di stagionalità perché ogni anno, chi ne soffre ha un risveglio del disturbo in primavera e in autunno. Sapete inoltre che tra una crisi e l’altra, le persone non sono interessate da nessun sintomo, anzi godono di un periodo di benessere? Invece la versione più “cattiva” della patologia è la cefalea a grappolo di tipo cronico che non lascia mai un attimo di tranquillità a chi ne è affetto. Gli attacchi infatti hanno una cadenza quotidiana e non osservano stagionalità: 365 giorni l’anno bisogna convivere con questo mal di testa. Una persona su 10 già colpita dalla cefalea a grappolo episodica sviluppa questa forma, in quanto la forma episodica può trasformarsi in cronica e viceversa.

Origine

Abbiamo raggiunto il Professore Neurologo Fabio Antonaci esperto di Cefalee di fama internazionale, durante il Congresso della Società Italiana di Neurologia  a Roma del 27-30 Ottobre, per farci spiegare meglio questa ciclicità e la correlazione con il cambio di stagione: “l’ipotalamo ha un ruolo fondamentale nella cefalea a grappolo perché, tra le altre funzioni a cui è preposto, regola i ritmi biologici. Su questi ultimi ha una notevole influenza il diverso rapporto tra ore di luce e di buio che varia nel corso dell’anno. I soggetti affetti da questo mal di testa hanno un’alterazione strutturale dell’ipotalamo posteriore, che prevede una diminuzione sostanziale nella produzione di melatonina. Conseguentemente anche i valori dell’ormone cortisolo risultano alterati, manifestando una sovrapproduzione giornaliera durante la cefalea. ” Il prof. Fabio Antonaci prosegue la spiegazione “La teoria dell’interessamento dell’ipotalamo è supportata dal fatto che, per arginare l’insorgenza delle crisi, ci si appella al litio: questa sostanza svolge un’azione sull’ipotalamo. Lo scenario appena descritto è tipico di altre patologie cicliche a carico del sistema nervoso centrale.”

Cure

Abbiamo appena parlato degli eventuali rimedi per la cefalea a grappolo quindi chiediamo al Professore Neurologo Fabio Antonaci di continuare a parlarci delle cure in merito: “la prima difesa che ha il paziente nei confronti di questo mal di testa, è rappresentata dai farmaci sintomatici da assumere appena si percepisce dolore. Possiamo inoltre andare a limitare il numero delle crisi, durante il periodo attivo, grazie ad una terapia preventiva. Allo stato attuale delle cose i farmaci sono limitati e con alcune controindicazioni ed effetti collaterali: verapamile, cortisone e litio. Tuttavia non bisogna disperare perchè, grazie alla ricerca scientifica, ci sono dei nuovi farmaci biologici che inibiscono il CGRP. Questi presidi medici vanno a bloccare uno dei responsabili del dolore a livello trigeminale. I risultati dei test clinici sono davvero positivi e l’approvazione all’interno della Comunità Europea da parte di Eli Lilly e TEVA fa presagire una imminente commercializzazione anche in Italia. Metodi alternativi attualmente praticabili, ma con scarsa efficacia riguardano la dieta chetogenica, che potrebbe però compromettere la salute del paziente sotto altri aspetti. Mentre purtroppo gli stimolatori elettrici, come quello vagale, risultano molto efficaci ma difficilmente reperibili in Italia.” Ringraziamo il Professore Neurologo Fabio Antonaci sperando che presto i farmaci di cui ci ha parlato siano disponibili anche da noi.

Redazione

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