Dopo pochi mesi di Governo i conti non tornano. Per garantire le promesse elettorali e fare il pieno di voti alle europee i grillini sono disposti ad indebitare le prossime generazioni e a fare affondare l’Italia. Ma prima di tutti devono procedere ad un rimpasto. L’indiziato numero uno a lasciare è Giovanni Tria. Il Ministro non mancherà al vertice per preparare la manovra economica e al Consiglio dei ministri che varerà il decreto fiscale. Ma per Luigi Di Maio l’esperienza di governo del professore potrebbe concludersi nelle prossime settimane, massimo a gennaio, appena chiusa la sessione di bilancio. In diversi sostengono che se Tria resta al suo posto è solo perché al Quirinale gli è stato chiesto di resistere. Non si cambia un ministro dell’Economia in piena sessione di bilancio. Di Maio non regge più. Con il ministro economico litiga dal varo in luglio del decreto dignità. Il ministro Tria vorrebbe rendere sperimentali e provvisori reddito di cittadinanza e revisione della legge Fornero. Di Maio cambierà certamente Tria ma il suo successore non potrà fare quello che il napoletano chiede: i soldi in cassa non ci sono.
Paolo Savona, ministro agli Affari europei, parla e si muove come ministro dell’Economia. Ma sull’economista sardo pesano il niet di Mattarella. L’altro nome è di Gustavo Piga, professore anche lui a Tor Vergata. Si pensa anche al vice ministro leghista Massimo Garavaglia, giudicato competente e moderato, ma anche ad Andrea Roventini. Nel rimpasto di gennaio potrebbero essere sostituiti anche Danilo Toninelli (Trasporti e Infrastrutture), Alberto Bonisoli (Cultura) ed Elisabetta Trenta (Difesa).
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