“Le azioni degli USA e dei loro alleati in Siria non rimarranno senza conseguenze”. E’ il monito dell’ambasciatore russo a Washington Anatoly Antonov. Il Governo Assad riporta che contro la Siria “sono stati lanciati circa 30 missili, un terzo dei quali sono stati abbattuti”. Nessuno dei missili degli Stati Uniti e degli alleati è riuscito a penetrare le difese delle aree anti-aeree russe. Lo fa sapere il ministero della Difesa di Mosca.
L’attacco sferrato alle 21 ora di Washington, è stato mirato contro il potenziale di armi chimiche siriano. In particolare un centro di ricerca scientifica a Damasco, un sito di stoccaggio per armi chimiche a ovest di Homs e un importante posto di comando situato nei pressi del secondo obiettivo.
“Non è finita. Quella che avete visto stanotte non è la fine della risposta degli Stati Uniti”. A chiarirlo sono fonti dell’amministrazione Trump, spiegando come il piano messo a punto dal Pentagono “prevede molta flessibilità che permette di procedere a ulteriori bombardamenti sulla base di quello che è stato colpito stanotte”. La maggiore preoccupazione è l’accresciuta capacità della Russia rispetto allo scorso anno in termini di difese antimissili e antiaerea.
La capitale siriana si è svegliata in una situazione normale. Sono state smentite voci di dispiegamenti di blindati nelle vie di Damasco. Testimoni riferiscono di una situazione di “calma tesa”, con scarso movimento di auto e con poca gente nelle strade.
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