Ormai è chiaro che Matteo Salvini ha tracciato un accordo con il M5S. La partita si gioca su Forza Italia dentro o fuori dall’accordo. La questione è convincere Di Maio ad imbarcare anche Berlusconi. Al leghista servono i voti di FI per non essere il junior partner dei pentastellati.
A fare uscire allo scoperto Salvini e la Lega è l’uscita dem. Il Pd ora sembra favorevole a votare un Governo di centrodestra. Ma il lumbard gioca una partita personale e non complessiva del centrodestra. E’ fin troppo evidente il tentativo di annessione sia del partito di Berlusconi sia di quello della Meloni.
Salvini e Di Maio a questo punto sembrano due facce della stessa medaglia. Pretendono di Governare e dire la loro. Se Di Maio non ha i numeri neanche la Lega da sola può considerarsi vincitrice delle elezioni. Senza i voti di FI e di FdI infatti i Leghisti non possono vantare il 37% ma meno della metà.
Se si candida a formare un Governo di centrodestra deve lavorare ad aggregare i responsabili, a questo punto anche i dem. Altrimenti o fa il secondo dei grillini o rimane fuori della partita. Del resto né Salvini né Di Maio vogliono cedere il comando. I due sono incompatibili, ciascuno dei due vuole sedere un proprio uomo a Palazzo Chigi. Alla fine la Lega può mandare in frantumi l’occasione di guidare il centrodestra che nel Paese è maggioranza. I moderati infatti hanno potenzialmente la possibilità di essere l’alternativa al centrosinistra. Il grilllismo infatti non ha un radicamento profondo ma è solo una fase di protesta destinata ad evaporare come è stato ad esempio con Idv o con altre forze populiste in tutta Europa. In Europa del resto esistono due grandi famiglie politiche: popolari e socialdemocratici.
Per il bene del Paese è necessario che sia il Pd sia la Lega lavorino per riaggregare i due poli. I dem devono aggregare le Sinistre e alla Lega spetta il compito di riunire i moderati. E’ questa la sfida vera per Salvini che più che guardare ai grillini deve dare consistenza al suo alveo naturale: il centrodestra.
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