Parla il tunisino che era ricercato. “Non sono un terrorista, non sono latitante, la polizia tunisina mi ha interrogato tutto il giorno. Denuncio tutti!”. Così Atef Mathlouthi, il tunisino ricercato per una segnalazione su possibili attentati a Roma, che è stato rintracciato da “Chi l’ha visto?” in Tunisia.
“Lavoro in un bar per mandare i soldi a mia moglie e alle bambini; dal 2012 non sono più uscito dalla Tunisia, sono a Mahdia – dichiara – Ieri sono andato a lavorare e ho trovato il bar circondato dalla polizia, mi hanno detto che sono ricercato a Roma, magari mi portassero a Roma”, ha aggiunto Atef raccontando che gli è stato riferito di una lettera anonima recapitata all’ambasciata . “Hanno fatto spaventare mia moglie e i miei figli. Mia madre è in ospedale in Francia“.
Il legale della famiglia, l’avvocato Cacioppo, anch’egli in collegamento telefonico con la trasmissione Chi l’ha visto, racconta che la lettera anonima arrivata all’ambasciata che accusa Atef sarebbe “frutto di un contenzioso economico con il compagno della signora che ha mandato la lettera. Ma a nostro avviso non ci sono elementi per sostenere elementi del genere, è un’accusa infondata. Atef ha sempre seguito le vie legali per ottenere i visti, non si è mai sottratto ai controlli di polizia, non ha nessun aggancio a Roma nè interessi di alcun genere. Proveremo a dimostrare la sua innocenza: si tratta di un’accusa ingiusta e diffamante”.
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