Categories: Cronaca

Matteo Renzi inizia la conta: nuovo partito e Ministeri nel Governo Salvini

Ormai è chiaro: nel Pd è scoppiata una guerra civile. A suon di micro scissioni, il Partito Democratico si è trasformato in un cartello elettorale. I dem sono scivolati sotto il 19% quasi appaiati dalla Lega. Sono quasi stati doppiati dai grillini. Ma tutti devono parlare con quel che resta del Pd.

Le dimissioni di Renzi

Matteo Renzi ha scelto ancora una volta di dimettersi. Ma questa volta non ci sarà nessun congresso lampo. I renziani serrano le fila e lavorano ad un nuovo partito che nascerà già in Parlamento. La nuova formazione sarà centrista pronta a lanciare l’Opa su Forza Italia. Sempre ai voti in uscita degli azzurri punta anche l’altro Matteo, Salvini.

Quel che resta del Pd andrà per la sua strada

Un nuovo segretario sinistroide e un tentativo di alleanza con il M5S. Quel che resta del Partito democratico guarda al Papa straniero. Ha già un nome e cognome: Carlo Calenda. Si è appena iscritto al Pd, ufficialmente è contrario ad un’alleanza con le lampadine gialle (così si sono autodefiniti i grillini). Ma Calenda dovrebbe gestire il tentativo di accordo con Beppe Grillo ‘benedetto” dal presidente Sergio Mattarella.

Walter Veltroni, Romano Prodi, Andrea Orlando sono i suoi sponsor. Il Ministro ufficialmente si tira fuori dalla corsa per la segreteria ma l’Assemblea nazionale, che potrà eleggere il nuovo segretario o indire un vero e proprio percorso congressuale, avrebbe già fatto il suo nome. Più che un segretario rischia di essere il liquidatore dei dem.

Il nuovo partito di Matteo Renzi

Matteo Renzi non ci sta a fare il capro espiatorio della “disfatta”. I renziani sono pronti a mettere in piedi una propria “associazione”. I parlamentari che fanno riferimento al senatore Renzi sono la maggioranza. Nelle prossime settimane, quando arriverà il momento delle scelte sugli assetti e il Governo, consumeranno la spaccatura annunciata. Alla fine (si vocifera in Transatlantico) a Matteo Renzi toccherà il Ministero degli Esteri (trampolino di lancio per ruoli europei) e per tenere i rapporti con l’amico francese Emmanuel Macron.

Ironia della sorte i due Matteo da avversari saranno nello stesso Governo (a trazione leghista) in nome della responsabilità e con la benedizione di Silvio Berlusconi e dell’Unione Europea che certamente non vede con favore un Governo a trazione grillina. Nulla di cui scandalizzarsi. A parti inverse nel 2013 Forza Italia andò in soccorso del Pd frantumandosi e rompendo le alleanza elettorali. Nel 2018 quel che resta del Pd (pronto a confluire nel PdR) andrà verosimilmente ad appoggiare un Governo di centrodestra insieme agli ex grillini ed altri responsabili in Senato e alla Camera.

Redazione

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