Roma. Nel quartiere Trieste la targa per ricordare Angelo De Fiore

E’ stata inaugurata nel quartiere Trieste la targa per ricordare Angelo De Fiore (1895-1969), il funzionario della Polizia di Stato che durante l’occupazione nazifascista a Roma salvò centinaia di ebrei. L’iniziativa, avviata su richiesta dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, è stata curata dalla Sovrintendenza Capitolina, e si inserisce nell’ambito del vasto programma di Memoria genera Futuro coordinato da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale per celebrare il Giorno della Memoria 2018.

De Fiore, in quanto responsabile dell’Ufficio Stranieri della Questura di Roma, tra il 1938 e il 1944 aiutò centinaia di ebrei, non di cittadinanza italiana, evitando loro la deportazione e salvandoli dall’Olocausto. Di origini calabresi, combatté nella Prima Guerra Mondiale. Dopo la laurea e il matrimonio, si trasferì a Roma, dove divenne funzionario di Pubblica Sicurezza e dove prestò servizio per 27 anni, ricoprendo il ruolo di vice Questore. Nel 1938, a seguito della promulgazione delle leggi razziali, favorì gli ebrei non di cittadinanza italiana, espulsi dal paese. Dopo l’inizio della Seconda Guerra Mondiale, fu richiamato in servizio nei Granatieri e, pur continuando a ricoprire il ruolo di vice Questore e responsabile dell’Ufficio Stranieri, collaborò con le organizzazioni della resistenza antifascista, fingendo di servire gli occupanti tedeschi. Per aiutare i cittadini ebrei stranieri, oggetto di indagini da parte della Gestapo, ne alterò i documenti e i dati, finendo egli stesso sotto indagine da parte della polizia nazista. In alcuni casi sottrasse personalmente gli ebrei dalle carceri per poi liberarli, dichiarandoli delinquenti comuni oppure disertori e quindi ricercati dalla Polizia Italiana.  A seguito dei fatti di via Rasella del 23 marzo 1944, si rifiutò di comunicare al suo superiore la lista di cittadini ebrei che potevano essere uccisi per rappresaglia, assumendosi la responsabilità di dichiarare che gli archivi del suo ufficio, per sua negligenza, non erano consultabili perché non in ordine. Prima dell’arrivo delle Forze Alleate e della liberazione della città (4 giugno 1944) distrusse gli ultimi documenti relativi a ebrei e militari oggetto di indagini insieme ad alcuni collaboratori. Dopo la guerra ricoprì la carica di Questore a Forlì, a Pisa e a La Spezia. Nel marzo 1955, per i suoi gesti eroici, fu insignito della medaglia d’oro dall’Unione delle Comunità Israelitiche in Italia, con la seguente motivazione: “La ringraziamo perché col suo fermo atteggiamento riuscì a salvare centinaia di ebrei, interpretando le inique disposizioni razziali con nobile ed umana sensibilità, collaborando con le organizzazioni ebraiche, noncurante delle conseguenze che tale atteggiamento addensava sulla sua posizione e sulla sua stessa vita”. Infine fu proclamato “Giusto tra le nazioni” per aver salvato centinaia di ebrei a rischio della propria vita durante l’occupazione nazifascista della città di Roma e il suo nome è stato scolpito sulla stele della collina degli ulivi a Gerusalemme.

Redazione

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