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CIO: evoluzione e strategie del Chief Information Officer secondo Moreno Mazzoni

L’evoluzione del CIO nel 2018

Con questa premessa di Moreno introduciamo la figura del CIO nel 2018:

“Attualmente le nuove competenze digitali stanno cambiando rapidamente il nostro modo di lavorare: possiamo dire che oggi stiamo vivendo quella che molti hanno definito la “quarta rivoluzione industriale“.”

In questo contesto, i responsabili IT stanno vivendo una pressione mai subita prima, specialmente grazie all’evoluzione di una figura chiamata CIO (acronimo di Chief Information Officer) capace di sfruttare le tecniche di distruption e aggiungere valore  all’organizzazione dell’azienda.

Niente a che vedere, dunque, con la bizzarra definizione di “Career is Over” (Carriera finita) diffusa sul web negli ultimi mesi, per sottolineare la precarietà dei CIO all’interno di una realtà aziendale.

A dispetto di quanti non credevano nella necessità di questa figura, oggi, il Chief Information Officer dimostra con orgoglio la preminenza del suo ruolo nel pensiero strategico dell’azienda.

Per troppo tempo i CIO sono stati relegati in una dimensione “chiusa” e isolata, costretti ad inventare ed inventarsi, affinché l’azienda non subisse arretramenti o perdite improvvise di dati importanti.

Oggi, però, sono riusciti ad affermarsi e a realizzare strategie utili per riorganizzare i dati dell’azienda. A confermarlo è il CIO di Nextre Engineering, Moreno Mazzoni, che ha definito con tre aggettivi l’evoluzione del CIO: creativo, innovatore, rivoluzionario. Secondo altri esperti, infatti, queste rinnovate figure professionali, porteranno sempre più valore alle aziende attraverso un approccio incentrato su una distruption sociale e tecnica.

Si definisce CIO colui che ha grandi aspettative e che si pone l’obiettivo di realizzare una strategia digitale. Moreno ha dichiarato di sfruttare il proprio team e servizi IT nella guida all’innovazione con il fine di ottimizzare gli investimenti da indirizzare anche verso altre aree dei business, per esempio semplificando l’ambiente IT attraverso il Cloud e altre tecnologie.

È chiaro, dunque, che in questo 2018 assisteremo finalmente alla realizzazione di tutte quelle idee (già abbozzate lo scorso anno) alimentate da nuove tendenze che stanno arrivando e che si rafforzeranno a vicenda. Moreno Mazzoni ha voluto commentare il tutto illustrando quali sono le sfide future che il CIO dovrà affrontare.

Quali sono le sfide del CIO e a quali tendenze lavorerà?

Tra le principali sfide del CIO Moreno segnala le seguenti:

  • semplificazione delle strutture organizzative;
  • realizzazione di un ambiente di lavoro più innovativo;
  • creazione di una customer experience più coinvolgente;
  • sviluppo delle competenze all’interno dei team esistenti e la conseguente creazione di un ambiente operativo in grado di attrarre e trattenere i talenti;

Dall’analisi precedente è emerso che i Big Data continuano a essere una priorità, anche se persiste un chiaro gap di competenze: facendo riferimento all’indagine condotta da Harvey Nash e KPMG, il 39% degli intervistati, infatti,  ha dichiarato di soffrire una mancanza di competenze proprio in questo settore, mentre il 59% delle aziende, invece, desidera implementare metodi agili per sviluppare e fornire servizi IT.

Al di là di ogni considerazione, però, un problema che nessuno può permettersi di ignorare rimane sempre il costante rischio di attacchi informatici: i CIO sono ancora visti come i guardiani ultimi della sicurezza IT aziendale e questo, per loro, deve continuare a essere uno degli aspetti su cui focalizzarsi.

Parlando di tendenze 2018, invece, secondo Moreno, il metodo DevOps (parola che nasce dall’incontro tra development e operation) sta diventando sempre più il modo in cui le organizzazioni di ogni fascia, dimensione e tipo desiderano strutturare la creazione e la distribuzione di un software.  Se fatto bene, quindi, DevOps consentirà all’organizzazione di muoversi molto velocemente.

“DevOps non rappresenta solo una semplice metodologia, quanto piuttosto un approccio più trasversale e collaborativo allo sviluppo del software. Tramite DevOps, infatti, si avrà un’evoluzione e un miglioramento dei prodotti a ritmo più serrato rispetto alle aziende che usano i tradizionali processi di sviluppo software e di gestione dell’infrastruttura,” dice Moreno Mazzoni.

Per far sì che i team dedicati a sviluppo e produzione non agiscano più separatamente, sarà necessaria però un’evoluzione di mentalità e cultura aziendali che farà capo alle figura del Chief Information Officer.  

Tutti forniscono, creano o richiedono informazioni reali e fruibili in quantità maggiori rispetto al passato. La nuova impresa sarà dunque inondata di dati grezzi, dati che conterranno ricchezza oltre misura. Per rendere concreto tutto questo, una persona, che rientrerà nel ruolo affermato del Chief Information Officer (nessun altro avrà la capacità critica di comprendere la tecnologia attuale), dovrà gestire le nuove tendenze emergenti e le opportunità di fare business trasformando in vantaggio competitivo tutte le informazioni e intuizioni utili per la crescita di un’azienda.

Redazione

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