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Venezia. Alsarah & the Nubatones – Manara al Candiani

Costretta a lasciare la sua terra natia, il Sudan, in tenera età, Sarah Mohamed Abunama-Elgadi – meglio nota come Alsarah – resta legata al suo retaggio e alla sua cultura attraverso la musica. Dopo la fuga dal Sudan, in seguito al colpo di stato militare del 1989, verso lo Yemen, i genitori di Alsarah (entrambi attivi sul fronte dei diritti civili) lasciano con la famiglia anche lo Yemen dopo lo scoppio della guerra civile nel 1994, per stabilirsi finalmente nella dormiente cittadina rurale di Amherst, in Massachusetts.

“Ho avuto una crisi d’identità quand’ero più giovane”, afferma. “La domanda ‘Da dove vieni?’ continuava a ripresentarsi durante la mia crescita, soprattutto nell’adolescenza…” Ma guardandosi indietro, riconosce il grande ruolo che questo ha avuto nel determinare il suo atteggiamento verso la vita: “Ho molta più fiducia in me stessa. Credo che dopo esserti chiesto continuamente chi sei, e aver percepito così a lungo la necessità di doverlo dimostrare, devi lasciar correre prima o poi e accettare il fatto che l’identità è una, proprio come casa tua, e proprio come i confini”.

Con la sorella Nahid Alsarah ha fondato i Nubatones nel 2010. I testi cantati in arabo sudanese e l’attenzione agli strumenti tradizionali, lasciano intravedere nella musica della band delle profonde radici personali supportate però da un rigoroso studio accademico. Laureata in etnomusicologia alla Wesleyan University, gli studi sul campo in Sudan sono stati i primi passi verso un ritorno alla musica di questo paese, imparando innanzitutto il modo in cui gli occidentali guardano l’Altro.

L’ultimo album dei Nubatones Manara (conosciuto anche come The Lighthouse), ha un suono moderno e retrò allo stesso tempo e parla dell’impazienza dell’attesa ma anche del lasciarsi andare ai ricordi. Carismatica e indipendente, Alsarah è autrice, compositrice ed etnomusicologa considerata unanimemente come il nuovo standard internazionale del retro-pop dell’Africa Orientale, perché appartiene a una generazione di artisti capaci di intraprendere con coraggio sentieri non battuti, attingendo con rispetto al patrimonio tradizionale e mescolandolo abilmente col suo Nuovo Mondo e i linguaggi del contemporaneo. La sua figura affascinante e originale compare anche in Beats of the Antonov, premiato come Miglior Documentario al Toronto International Film Festival del 2014.

Sabato 13 gennaio alle 21 Alsarah & The Nubatones. Manara. Alsarah, voce. Nahid, voce. Mawuena Kodjovi, basso. Brandon Terzic, Oud. Rami El Aasser, percussioni. Auditorium quarto piano. Ingresso: intero euro 10 – ridotto euro 7– ridotto speciale per i giovani fino a 29 anni (posti limitati) euro 3.

Redazione

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