Campania

Salerno. De Luca sulla sicurezza: «Oggi occorre la repressione, punto». E invoca il pugno duro contro chi devasta le città

Vincenzo De Luca rilancia la linea della fermezza sulla sicurezza e chiede una risposta immediata contro chi si rende responsabile di violenze e danneggiamenti. Nel suo intervento, l’ex presidente della Regione Campania distingue nettamente gli interventi necessari nell’immediato dalle politiche educative e sociali di lungo periodo, sostenendo che le due dimensioni non debbano essere confuse.

«La sicurezza richiede decisioni per l’oggi, non fra vent’anni», è il messaggio con cui De Luca accompagna la sua riflessione. La posizione espressa è chiara: di fronte alla violenza, secondo l’ex governatore, le istituzioni devono intervenire con fermezza, senza rinviare la risposta repressiva in attesa che producano risultati le politiche rivolte alle nuove generazioni.

«La risposta alla violenza dev’essere dura e immediata»

De Luca insiste sulla necessità di distinguere le responsabilità di chi commette atti violenti dalle cause più profonde del disagio sociale. «Oggi occorre la repressione, punto», afferma, sintetizzando una posizione che attribuisce alle forze dell’ordine il compito di intervenire quando si verificano episodi di violenza e devastazione.

Nel suo ragionamento, affrontare i problemi strutturali della società non può diventare una giustificazione per non intervenire nell’immediato. Educazione, formazione e recupero sociale richiedono tempo, mentre la tutela delle persone, dei negozi e degli spazi pubblici necessita di risposte tempestive.

Il riferimento è anche a eventuali manifestazioni nelle città, con particolare attenzione a Milano. De Luca si augura che non si verifichino incidenti e si rivolge a chi potrebbe avere intenzione di danneggiare vetrine o provocare disordini, chiedendo alle forze di polizia di utilizzare gli strumenti di cui dispongono.

Il richiamo ai manganelli e la provocazione sulla «lezione» da ricordare

La parte più dura dell’intervento riguarda l’impiego degli strumenti di contenimento da parte delle forze dell’ordine. De Luca sostiene che, in presenza di condotte violente, gli agenti non debbano esitare a intervenire. Il passaggio più controverso arriva quando afferma che una manganellata «fra capo e collo» può rappresentare una lezione che non si dimentica.

È una formulazione volutamente provocatoria, con cui l’ex presidente della Campania vuole sottolineare l’effetto deterrente della repressione. Il tema, tuttavia, investe una questione centrale per lo Stato di diritto: l’intervento delle forze dell’ordine deve avvenire nel rispetto della legge e secondo criteri di necessità e proporzionalità. La fermezza contro la violenza non elimina, infatti, i limiti che regolano l’uso della forza pubblica.

«Insegniamo ai giovani non quello che sappiamo, ma quello che siamo»

Accanto alla richiesta di un intervento immediato, De Luca sviluppa una riflessione sulle responsabilità degli adulti e sulla crisi degli esempi pubblici. Per spiegare il ruolo dell’educazione richiama il pensiero attribuito all’intellettuale francese Jean Jaurès: «Noi insegniamo ai giovani non quello che sappiamo, ma quello che siamo».

Il significato del riferimento è che la formazione delle nuove generazioni non passa soltanto attraverso le nozioni scolastiche, la storia, la filosofia, la matematica o le scienze. A incidere sul comportamento dei ragazzi è anche il modello rappresentato dagli adulti, dalle istituzioni e dalle personalità che occupano ruoli di responsabilità.

Secondo De Luca, una delle ragioni della perdita di speranza tra i giovani sarebbe proprio la difficoltà di riconoscersi in grandi personalità della politica, della religione e del sindacato. Il suo ragionamento allarga così il discorso sulla sicurezza: la repressione può rispondere alle emergenze, ma non è sufficiente, da sola, a ricostruire fiducia e senso di appartenenza.

Il riferimento all’uomo vestito di bianco e al messaggio di pace

Nel suo intervento, De Luca individua un esempio positivo in una figura religiosa che descrive come un uomo fragile, vestito di bianco, impegnato a ripetere messaggi di pace, solidarietà e rispetto tra le persone e i popoli. Il riferimento è al Papa, al quale attribuisce il ruolo di testimone di valori che, a suo giudizio, faticano a trovare spazio nella società contemporanea.

Il richiamo serve a evidenziare il contrasto tra la necessità di garantire l’ordine pubblico nell’immediato e quella di coltivare, nel tempo, una cultura del rispetto. Due piani diversi, nella lettura dell’ex governatore, che devono procedere parallelamente senza che l’uno venga utilizzato per rinviare l’altro.

Sicurezza ed educazione, due piani da affrontare insieme

La posizione di De Luca si articola dunque su due livelli. Da una parte, la richiesta di un intervento deciso contro chi commette violenze e danneggiamenti; dall’altra, la necessità di ricostruire un tessuto educativo e culturale capace di offrire ai giovani riferimenti credibili.

Il messaggio politico è rivolto alle istituzioni e alle forze dell’ordine, ma anche a famiglie, scuole e rappresentanti della società civile. Per De Luca, non è sufficiente discutere delle cause del disagio quando si verificano episodi di violenza: occorre intervenire subito, mantenendo al tempo stesso un impegno costante sul piano educativo.

Resta il punto più delicato della sua dichiarazione: il richiamo all’uso dei manganelli come lezione da impartire a chi provoca disordini. Una frase destinata a suscitare discussione sul confine tra fermezza, prevenzione e legittimità dell’uso della forza. Il tema della sicurezza, infatti, non riguarda soltanto la capacità dello Stato di reagire, ma anche il modo in cui esercita la propria autorità.

La conclusione del ragionamento di De Luca è netta: le politiche di lungo periodo sono indispensabili, ma non possono sostituire la risposta immediata agli atti violenti. Allo stesso tempo, la tutela dell’ordine pubblico deve restare compatibile con le garanzie previste dalla legge, perché la credibilità delle istituzioni dipende tanto dalla capacità di proteggere i cittadini quanto dal rispetto delle regole nell’esercizio dei loro poteri.

Redazione

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