Mariano Rajoy ha regalato la vittoria definitiva all’indipendentismo catalano. Migliaia di persone a difendere il proprio voto. Le manganellate della Polizia su donne, anziani. Gli 844 feriti. Le pallottole di gomma usate peraltro fuori legge in Catalogna. Senza pietà i 10 mila agenti di Policia nacional e Guardia Civil, braccio armato e violento di Rajoy, giunti a Barcelona da tutta la Spagna, per picchiare e devastare. Più che forze dell’ordine sembravano picchiatori fascisti.
Il sindaco di Barcellona Ada Colau è rimasta in fila a lungo per votare e si è fermata nella scuola per “difenderla” dagli attacchi degli spagnoli. Colau ha denunciato un “presidente del governo codardo”. DI fronte alla violenza di stato, la Colau è di nuovo intervenuta per chiedere che “il governo fermi le cariche della polizia”. Il Barça ha chiesto di giocare la partita della Liga a porte chiuse.
Il leader di Podemos Pablo Iglesias ha chiesto al Psoe di smettere di appoggiare la strategia repressiva del Pp. “Noi democratici dobbiamo unirci per mandare il Pp e Ciudadanos all’opposizione”. Mariano Rajoy non ha speso una parola sui feriti, ha parlato di una “democrazia amabile e tollerante”, benché “ferma e determinata” che difende “uno stato di diritto con tutte le garanzie”. Ciudadanos ha chiesto elezioni sia in Catalogna che in Spagna.
Carles Puigdemont ha parlato di vittoria. “Siamo riusciti a celebrare il referendum di autodeterminazione che volevamo”. Ha definito “la violenza della polizia spagnola” come “ingiustificata, abusiva e grave”. “Lo stato spagnolo ha scritto oggi una pagina vergognosa della sua relazione con la Catalogna”, ha aggiunto, chiedendo alla Ue di intervenire di fronte a “uno stato che si comporta in modo autoritario”. Ha promesso che trasferirà al Parlament di Barcellona il risultato della giornata elettorale avviando il processo verso la dichiarazione di indipendenza.
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