Firenze. Coltivazione idroponica applicata ad un prototipo di serra urbana

Al posto del terriccio l‘acqua e i sali disciolti all’interno. E’ il concetto alla base della coltivazione idroponica applicato ad un prototipo di serra urbana inaugurato in piazza Ghiberti a Firenze e che a seguire sarà ospitato presso l’istituto agrario delle Cascine. Un progetto sviluppato dal centro Abita della facoltà di architettura dell’Università della città, in partnership con l’azienda agricola Cammelli e finanziato dalla Regione Toscana con i fondi destinati alla ricerca agroalimentare. L’obiettivo è la riqualificazione di aree inutilizzate, con un sistema innovativo, temporaneo, reversibile ed autosufficiente. Il prototipo, realizzato materialmente dall’Idromeccanica Lucchini, è stato presentato nel corso del convegno internazionale Med Green Forum.

La coltivazione idroponica

E’ stata riscoperta nel 1930 dall’Università di Berkley in California, anche se applicata di fatto solo di recente; ma il concetto è assai più antico ed è quello che già usavano gli antichi babilonesi nei loro giardini pensili o i popoli che vivono in montagna attorno al lago Titicaca in Perù e nel Mianmar, dove i giardini vengono coltivati sulla superficie dell’acqua, sopra paglia imbevuta o strati di giacinto

Nell’idroponia, come in questi laghi di montagna, le piante vivono sopra l’acqua con le loro radici appese nel flusso di una soluzione nutriente. Il segreto è sostituire sali minerali e ossigeno che via via vengono assorbiti e consumati e bilanciarli nella proporzione, in modo da massimizzare produzione, velocità di crescita e qualità. Serve alla fine anche meno acqua rispetto alle coltivazioni in terra, visto che quella utilizzata può essere ‘ricaricata’ e rimessa in circolo. Un’opportunità in più per giardini urbani e per gli orti sociali cittadini.

Redazione

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