Marco Prato si è suicidato nella cella del carcere di Velletri

Un tragico epilogo. Si è tolto la vita Marco Prato detenuto a Velletri per l’omicidio di Luca Varani, il giovane assassinato a Roma nel marzo dello scorso anno nel corso di un festino a base di sesso e droga.

L’uomo di 31 anni si è ucciso soffocandosi con un sacchetto di plastica in testa e respirando il gas della bomboletta che i carcerati usano per cucinare.

La lettera di Marco Prato

Il trentenne non avrebbe retto alle “menzogne dette” su di lui e all’attenzione “mediatica” subita. Prato ha lasciato una lettera in cui spiega i motivi del suo gesto. Il suo compagno di cella non si sarebbe accorto di nulla perché stava dormendo. Il pm di turno ha autorizzato la rimozione della salma su cui verrà eseguito l’esame autoptico.

“Prato non si è suicidato per pentimento”

A dichiararlo il legale della famiglia di Luca Varani a commento del suicidio dell’uomo. “La morte di Marco Prato è una tragedia nella tragedia e mi riferisco al povero Luca e ai suoi genitori. Non penso che Prato si sia tolto la vita per rimorso o pentimento. Nè lui nè Manuel Foffo si sono comportati bene con i genitori di Luca”.

“Credo piuttosto che alla base del suicidio ci siano più fattori: fermo restando che il carcere era l’unica strada che lui e Manuel Foffo hanno meritato per la gravità del fatto loro attribuito, ritengo che abbiano pesato su Prato la lunga detenzione, l’estenuante attesa del processo che ha dovuto subire, i due rinvii per lo sciopero degli avvocati quando si sarebbe potuto chiudere in fretta optando per il rito abbreviato, come ha fatto l’altro imputato, e soprattutto il fatto che in udienza avrebbe deposto, su citazione della procura, lo stesso Foffo, che avrebbe scaricato sull’ex amico ogni responsabilità”.

Per l’omicidio di Luca Varani è già stato condannato a 30 anni, in rito abbreviato, Manuel Foffo, l’uomo che con Prato aveva seviziato e ucciso la vittima. Prato, a differenza del coimputato, aveva scelto il rito ordinario.

Redazione

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