Già da subito nutrimmo – ribadisce il Segretario Regionale Slp Cisl Giuseppe Lanzafame – molte perplessità sulle modalità del nuovo modello, tagli e caos per la nostra regione. Un piano che nei due anni 2016/17 di fatto prevede perdita di posti di
lavoro in una regione già martoriata dalla disoccupazione. L’azienda assicurò che il piano prevedeva, tra l’altro, strumenti e perfino un rilancio con nuove acquisizioni di mercato, vedi pacchi. In effetti negli ultimi mesi migliaia di pacchi invadono i locali dei centri di smistamento e nelle sale portalettere ma i risvolti sono eloquenti. Nessuna programmazione con totale caos e disagio dei lavoratori. Giacenze di prodotto, mancanza di strumenti, totale anarchia, contratto di lavoro praticamente annullato, normative sulla sicurezza, contenuto dell’accordo e’ come se non ci fossero/inapplicabile. Il personale allo sbando, esasperato, gestito come metodi di ” caporalato”, minacciato e sfruttato, senza rispettare orari di lavoro e costretto, a loro carico, fuori dalle regole orarie (non retribuito) a smaltire prodotto umanamente impossibile da recapitare. Peggio ancora i pochi assunti a tempo determinato: “se non ubbidisci non ti rinnovo il contratto”.
Ci spiace utilizzare espressioni forti – continua Lanzafame – ma i lavoratori sono all’estremo, psicologicamente provati dalle minacce, minacce e poi minacce. L’ azienda prenda atto che il modello è sbagliato che deve correre ai ripari senza più tentennamenti. Da mesi in Sicilia abbiamo capito e denunciato, prima nei luoghi preposti e dopo con i sit in, denunce, fino ad arrivare allo sciopero generale del 4 novembre dove i lavoratori del settore si sono espressi: “modello recapito da cambiare radicalmente”. Ovviamente il caos la forte tensione nei luoghi di lavoro ha conseguenza sulla qualità del servizio e, quindi, sulla
clientela che non riceve il prodotto nei tempi stabiliti.
Come organizzazione sindacale riceviamo ogni giorno quasi un supplizio da parte della categoria “fate qualcosa qui si scoppia”. E l’azienda sta a guardare! Ancora oggi poste è pubblica e le istituzioni, la politica, hanno il dovere di intervenire per garantire un servizio al cittadino. Noi non ci fermeremo – conclude il Segretario Regionale – dinnanzi a questo scempio che colpisce i lavoratori, clienti e che mette a rischio anche il futuro di Poste a cui noi teniamo per la garanzia dei posti di lavoro. Intanto si continua con lo sciopero dello straordinario fino al 9 gennaio.
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