A …..la vita Di vincenzo calafiore 21 settembre 2016 Udine La visione è una spiaggia vuota con gli ombrelloni di diversi colori chiusi, è un’immagine che mi dice, l’estate è finita, ormai solo vento e gabbiani sparsi. Paragono questa alla mia età e alle sue distanze, alla poca volontà di battaglie, ai pochi desideri se non quello di rimanere in quella specie di dorata conchiglia che è il star bene mentre guardo questo mondo velocemente srotolarsi nelle proprie realtà, dove con la presenza-assenza suona la voce della crudeltà e della cinica e grande dispensatrice di miserie che è la finanza. Vorrei essere uno scrittore e scrivere dei libri! Dove non soffre e muore nessuno e se un personaggio muore ti basta tornare indietro di alcune pagine, per resuscitarlo. Addormentarmi magari leggendo me stesso. E da scrittore vivere con pari intensità amori e letteratura, meditare sul vuoto che pressa e avvolge l’intorno, misurare la velocità del pensiero, invischiato nelle cose ed ebbro di utopie. Mi rendo sempre più conto del peso degli anni che mi porto addosso e paradossalmente mi vedo sempre più rassomigliante a una lumaca e come una lumaca cammino piano portandomi addosso la casa! E’ un coinvolgente corso che si attua automaticamente questo passaggio nell’assurdo giornaliero che s’impossessa dei destini degli uomini in una sorta di recita fatale e grottesca, innervata in una specie di scrittura volutamente forse, alternante, ora musica, noia e solitudine, ora battuta da una dura eco drammatica. E’ un andare in battaglia sventagliati da un grottesco rito e insieme regolati da una vigile regia, primi attori e comprimari che popolano un territorio ormai ridotto all’osso, senza la possibilità di riflettere, privo di pietà e con sfondi senza orizzonti, è una grande pena! Viviamo accerchiati dalla glaciale finanza che molti impoverisce mentre pochi si arricchiscono, dentro una cornice scabra, parete infinita, ruotante uno scenario orrendo. Sento che però ho in me qualcosa che non si ferma mai: l’amore! Forse sarò un viandante affascinato da un anonimo messaggio scritto sulla murata interna della nave su cui sto viaggiando, la mia “ astronave a remi “ che mi porta ovunque negli spazi siderali lontano dal terreno. Vivere a bordo della mia astronave a remi è come un racconto di altre mille storie e di protagonisti che non finiscono mai con la fine del libro. Non muore nessuno è pure una formidabile trappola di longevità lontana dagli inganni e dal disonore, ma coglie i dettagli fisici e le tormentate psicologie, le filosofie delle scacchiere della mente. La non avverto il passo lungo dell’illusione e le superfici scorrono veloci celando il sottosuolo di felicità e sorrisi, magie e bellissime visioni. Finito il viaggio dopo tanto remare, quel che resta è un vertiginoso senso di sgomento, la percezione magnetica del – punto – dove cessa qualcosa e qualcosa di altro nasce e dove la notte muore dentro il giorno. Sono forse un viandante o delicato e protervo cavaliere incantatore, ferito dal timore del suo nulla? Solo nel sapore della vita che dissolve le madeleines di Proust. Mi pare a volte di vivere o di non vivere fra gli insanabili affanni e chimere, a volte allegro e tenebroso…… fra insanabili inganni e deluse immaginazioni. Solo, continuo a scrivere il mio romanzo fino all’ultima pagina. Che allo stesso tempo è testimonianza di come da un polveroso opuscolo d’archivio, sale raggiante il più largo sorriso della vita…… e mi pare di ascoltare la voce di Shirley Bassey cantare: a la vita! Più vero della vita non c’è niente e non ce ne accorgiamo quasi mai.

Redazione

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