La decisione è stata presa “al fine di consentire il risanamento delle istituzioni locali dove sono state accertate forme di condizionamento della vita amministrativa da parte della criminalità organizzata”. Così scrive il Cdm.
La commissione di accesso agli atti che il prefetto di Vibo Valentia, Giovanni Bruno, aveva inviato al Comune per accertare la presenza o meno di infiltrazioni mafiose era stata la naturale conseguenza dell’inchiesta “Uniti per la Truffa” nel febbraio di quest’anno e che aveva portato, tra gli altri, anche all’arresto del sindaco Romano Loielo, nonché del vice sindaco Romolo Tassone e di altre due persone. In tutto 16 indagati nel terremoto giudiziario-amministrativo che colpì Nardodipace.
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