La Polizia ha sequestrato le strutture, luogo di abusi nei confronti di degenti e dipendenti. Due donne, madre e figlia, nelle qualità di gestore e titolare delle due strutture, sono accusate di estorsione aggravata in concorso, maltrattamenti ed abbandono di persona incapace. Le delicate indagini sono state condotte dalla Sezione “Investigativa” del commissariato Libertà. Gli investigatori parlano di “crudeltà” e “disumanità”.
Il personale, peraltro, non era qualificato, privo di ogni preparazione specifica. Ad avviare le indagini è stata la denuncia di una dipendente della struttura, stanca di subire vessazioni professionali (in ordine, a esempio, a ferie, riposi e contributi previdenziali) e non più disposta ad attuare ai danni degli anziani le disposizioni della titolare. Presto anche altri dipendenti hanno presentato analoghe denunce, riferendo anche di minacce di licenziamento. Da qui la denuncia per estorsione aggravata in concorso.
L’allarmante quadro emerso è stato avvalorato dalle indagini e dalle intercettazioni. Denutrizione e malnutrizione, somministrazioni mediche inappropriate e senza indicazione terapeutica, reazioni punitive nei confronti dei degenti sospettati di aver denunciato le vessazioni alle forze di Polizia, mancato ricorso a cure mediche ospedaliere, sarebbero solo alcuni dei comportamenti accertati.
Tra le punizioni più crudeli, la sveglia anticipata ed imposta alle 4 di mattina a tutti i degenti, la chiusura, sottochiave, di chi avesse voluto ribellarsi e l’immobilizzazione a sedie e letti, con lacci e stringhe, di quelli più “indisciplinati”. Spesso è accaduto che gli anziani saltassero per giorni i pasti e, spesso, il latte della colazione fosse “allungato”, su disposizione della titolare, con acqua di rubinetto.
Pianti ed urla di dolore degli anziani, a qualsiasi ora del giorno e della notte, sarebbero stati controllati con tranquillanti e psicofarmaci, cui gli operatori delle case di cura avrebbero fatto, come disposto dai superiori, un disinvolto ricorso.
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