“Accogliere chi ha diritto alla protezione internazionale perché è fuggito da guerre e persecuzioni nel proprio Paese è un dovere sancito dagli accordi internazionali e dalla Costituzione italiana. I Comuni sono pronti a fare la propria parte, ma lo Stato deve cambiare le regole perché il sistema attuale è fallimentare”.
È il commento del sindaco Achille Variati al termine dell’incontro sull’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale a Santorso a cui hanno partecipato il prefetto Eugenio Soldà, il questore Gaetano Giampietro, i sindaci del territorio, la Provincia di Vicenza, i rappresentanti delle cooperative e del mondo del volontariato che si occupano della gestione dell’accoglienza e altre realtà del territorio attive nel settore.
“Chiedo al prefetto, che ringrazio per l’impegno preso per una distribuzione sostenibile sul territorio, di sollecitare su questo tema il ministro Alfano a cui io stesso scriverò personalmente anche in veste di presidente dell’Unione delle Province d’Italia – dice il sindaco -. Le norme vanno riviste: in primis, è necessario che venga stabilito in tempi brevi chi ha diritto a rimanere in Italia in base ai trattati internazionali sulla protezione umanitaria e chi invece non ha questo diritto. Attualmente la media italiana è di 215 giorni e con i ricorsi si può arrivare a quattro anni: una tempistica così lunga da essere inaccettabile. Inoltre bisogna fare in modo che chi è richiedente asilo e delinque, perda la possibilità di ottenere lo status di rifugiato e venga subito allontanato dal territorio dove si trova e custodito in un centro di identificazione ed espulsione; il messaggio deve essere chiaro: se non rispetti i doveri fissati dalla legge italiana, perdi anche i diritti”.
“Infine, la prefettura deve vigilare sugli affitti degli appartamenti per i profughi che in alcuni casi vengono pagati da chi gestisce l’accoglienza due o tre volte il prezzo di mercato, alimentando quindi un business sulla pelle dei disperati con soldi pubblici – conclude il sindaco -. Nella distribuzione dei richiedenti asilo e rifugiati sul territorio, oltre al limite dell’1 per mille (un richiedente asilo ogni mille abitanti) su cui stanno lavorando Comuni e prefettura – una soluzione certamente ragionevole -, bisogna anche tenere conto del numero di stranieri già residenti in quel territorio per avere un’accoglienza sostenibile, diffusa e per piccoli gruppi, evitando quindi assembramenti e concentrazioni eccessive. E bisogna fare anche in modo che tutti i richiedenti asilo siano impiegati in lavori socialmente utili o di altro tipo e non rimangano inattivi ad aspettare l’esito della loro domanda di protezione: senza lavoro, una parte di loro rischia di finire nei giri della delinquenza. Ai sindaci che dicono “no” e basta all’accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo, ricordo che non hanno questo potere di veto e quindi stanno prendendo in giro i loro cittadini”.
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