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Gioia Tauro, arrestato l’imprenditore Alfonso Annunziata, sequestrato il Parco commerciale

Maxi blitz delle Fiamme Gialle di Reggio Calabria. Otto le persone arrestate. Altre tre sono state sottoposte all’obbligo di dimora, perché accusate di essere affiliate alla cosca di ‘ndrangheta dei Piromalli.  L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata notificata all’imprenditore Alfonso Annunziata. Sono stati posti ai domiciliari Domenica Epifanio, Rosa Anna Annunziata, Valeria Annunziata, Marzia Annunziata, Carmelo Ambesi, Claudio Pontoriero e Roberta Bravetti. L’obbligo di dimora riguarda Andrea Bravetti, Andrea Fanì e Fioravante Annunziata.

Nell’operazione è coinvolto l’imprenditore Alfonso Annunziata che ha intrattenuto rapporti d’affari con i referenti della cosca. Sono state sequestrate 12 società e beni per 210 milioni di euro tra cui il centro commerciale Annunziata, il più grande della Calabria. Eseguite 26 perquisizioni in Calabria, Campania e Toscana.

C’è il complesso immobiliare del Parco commerciale “Annunziata”, ubicato di fronte allo svincolo autostradale di Gioia Tauro, il più grande della Calabria, tra i beni sequestrati dalla Guardia di finanza di Reggio Calabria e dallo Scico di Roma nell’ambito dell’operazione contro la cosca della ‘ndrangheta dei Piromalli. Nell’operazione i militari hanno arrestato l’imprenditore Alfonso Annunziata, di origini campane ma stabilitosi a Gioia Tauro sin dalla fine degli anni ’80. Dalle indagini dei finanzieri, alle quali hanno contribuito alcuni collaboratori di giustizia, sono emersi i rapporti tra l’imprenditore e la cosca dei Piromalli che risalgono ad oltre un trentennio, ovvero agli albori dell’attività commerciale di Alfonso Annunziata.

Secondo i finanzieri, i primi rapporti dell’imprenditore iniziarono a metà degli anni ’80 con l’allora capocosca latitante Giuseppe Piromalli. In quegli anni Annunziata aveva da poco abbandonato il commercio ambulante di abbigliamento nei mercati rionali ed aveva aperto un negozio nel cuore della città di Gioia Tauro. Il commerciante, all’epoca, fu vittima di una serie di attentati che lo portarono ad allontanarsi da Gioia Tauro e a tornarvi solo dopo avere chiesto personalmente il consenso al capocosca. Annunziata, dopo l’intesa con la cosca, secondo gli investigatori, avrebbe iniziato la sua scalata imprenditoriale, che lo ha visto in poco tempo diventare unico proprietario di un vero e proprio impero, con la creazione del più grande centro commerciale della Calabria e tra i primi del sud Italia. Secondo la Guardia di Finanza, già il primo terreno, sul quale è stato costruito l’originario capannone del Centro commerciale “Annunziata”, è stato in realtà acquistato nel 1993 dall’allora capocosca Giuseppe Piromalli, ma è stato intestato proprio all’imprenditore gioiese. La costruzione dei capannoni realizzati nel tempo, e tuttora in fase di ampliamento, era appannaggio di imprese legate o autorizzate dalla cosca.

La costruzione dei capannoni del centro commerciale Annunziata ha portato ai contrasti tra le cosche della ‘ndrangheta dei Molè e dei Piromalli. E proprio questi contrasti furono all’origine dell’omicidio di Rocco Molè, avvenuto nel febbraio del 2008. Il delitto segnò, di fatto, lo spartiacque tra le due cosche, che un tempo erano alleate. I particolari emergono dall’inchiesta della Dda di Reggio Calabria contro la cosca dei Piromalli che stamane ha portato all’operazione della Guardia di finanza chiamata “Bucefalo”. Dalle indagini è emerso anche che l’imprenditore Annunziata non ha avuto alcuna voce in capitolo nella realizzazione del centro commerciale, non potendo decidere neanche la ditta a cui affidare i lavori in quanto tutto era appannaggio esclusivo della ‘ndrangheta.

Redazione

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