L’operazione sarebbe costata 1 miliardo per i 4 mesi del 2015 (da settembre a dicembre) e meno di 3 miliardi nel 2016, a regime. Il decreto “Scuola” doveva contenere le norme sulla stabilizzazione dei precari, 120 mila ingressi, ai quali si devono aggiungere 60 mila posti messi a concorso. Erano previste nuove regole per la progressione di carriera degli insegnanti che potrebbero essere demandate alla definizione del nuovo contratto.
I precari stabilizzati dovevano essere attinti dalle graduatorie a esaurimento, mentre per chi restava fuori si profilavano due diverse opzioni: concorsi riservati o indennizzi. I posti disponibili in tutto il territorio nazionale sono 70 mila e il surplus degli assunti dovrà andare a formare il cosiddetto “organico funzionale” per incentivare attività e allargare l’offerta formativa delle scuole.
Massimo Di Menna della Uil scuola osserva che “non ci sono soldi”. Verranno introdotti criteri di merito basati sulla valutazione demandata anche agli studenti per cifre di aumento, mensili, contenute tra i 40 e i 60 euro. Nello stesso ambito sarà stabilito il divieto di prorogare i contratti a termine oltre i 36 mesi, al fine di non ricreare il problema delle posizioni non stabili. “Senza un euro disponibile e senza idee chiare – accusa il sindacalista – migliorare realmente la qualità della scuola è davvero difficile”.
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