I biodigestori sono impianti al cui interno vengono introdotti specifici microrganismi che, in assenza d’aria (si parla dibiodigestione anaerobica), digeriscono e metabolizzano i rifiuti, una volta separate le frazioni non trattabili e da riciclare (vetro, metalli, plastica…). Al termine del processo, che si articola in più fasi, si ottiene biogas. Questo, a sua volta, può produrre calore oppure elettricità.
Un’alternativa di grande interesse sia alle tradizionali discariche che al compostaggio (metodo, quest’ultimo, aerobico, che si svolge in presenza d’aria). Per cui, ha detto il Sindaco, è in corso una riflessione, da parte di Ama e di Roma Capitale, sui possibili tipi d’investimento; dato che i biodigestori catalizzano “grande interesse di molti imprenditori privati”.
“La possibilità di gestire così il 35% di 1,8 milioni di tonnellate di rifiuti”, ha concluso Marino, “è importante per la città e nel contempo presenta significativi risvolti imprenditoriali”.
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