Erano racconti di un vissuto, ricordi di “ abeti natalizi ” senza luci sfavillanti, e di arance e mandarini, lucidi, profumati, sotto i rami. Il “ Natale “ lo avvertivamo nell’aria, c’era! E per le strade si udiva solamente che “ ciao e auguri “ le zampogne suonate dai pastori. Davanti alle chiese, sulle scalinate, statuine che raccontavano la “ Natività dell’uomo “ : il presepe. Venivamo ognuno da un viaggio diverso, stanchi e delusi, questuanti d’amore, diretti tutti a Bettelemme ad incontrare Dio, con le mani vuote. Non portavamo doni, ma andavamo a chiedere un dono più grande, il più importante: la pace e la serenità del cuore. Eravamo in viaggio da diversi giorni, partiti da città illuminate dalle vetrine, animate dai bambini a cui si stava insegnando che il Santo Natale era il panettone venduto già da novembre, che i regali si potevano scegliere e essere confezionati con la carta più bella, e per poterli usare bisogna aspettare il 25 dicembre! Che errore disumano è stato quello di distruggere un mito come “ Babbo Natale” . Attorno al fuoco, ricordavamo l’emozionante attesa di Babbo Natale, non dormivamo e riuscivamo perfino a vederlo, sentirlo, nel buio col naso appena sotto le coperte… E’ andata perduta la magia, la sacralità di questa festività, in quei grandi negozi, addobbati e illuminati; negli spot televisivi di avvenenti donne seminude che invitano a regalare un profumo, sono così belle e nude, sensuali, da anteprima di un film porno. L’inganno perpetrato a danno di ancora innocenti che diversamente avrebbero potuto tramandare la melodia natalizia di Babbo Natale. Ovunque e in qualsiasi ora del giorno dalla televisione, dalla reclame cartacea, si è invitati a spendere, consumare, a mettere e mantenere viva senza mai farla fermare, la infernale “ produzione “ Noi scappavamo da un Babbo Natale di nome “ Merchel, PIL, Debito Pubblico, Crisi, “ , da un film di miseria, in concorrenza sleale con le guerre, i massacri di bambini, con i cortei di protesta, con la disoccupazione, con la miseria e con la povertà, con le sofferenze e ingiustizie sociali, con i ladri sistematici, con i contrabbandieri di droghe e di vite umane. Ma che mondo è? Che schifo è? Ecco la nostra fuga, il desiderio di tornare a Bettelemme a riprenderci Dio, la magia del Natale, per donarlo da “ domani” ai nostri figli, ad insegnar loro che non occorrono pacchettini regalo, non occorrono fiocchi rossi, ma indurli ad amare la voce delle zampogne, dei canti Gospel nelle chiese, e la voce di Dio in quelle chiese aperte e vuote, in quel silenzio la voce di Dio. “ BUON NATALE “ E CHE DIO SIA SEMPRE CON VOI
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