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Amor…che tu sai

Leggi e non sai cosa ci sia dietro quel che leggi. C’è un tempo e una riflessione, c’è energia, pensiero, sentimento e una propria verità. Ma quel che non sai è che dietro quelle righe c’è una persona che è rimasta lì su una sedia o poltrona che sia a spendere di suo per donarti qualcosa, non importa se è una grande o piccola cosa, se è bella o brutta, non è questo il punto è di una donazione che si tratta e come tale ritenerla. Oggi in questo odierno così complicato, avaro, e deserto crudele,è facile, molto facile raccontare la morte violenta di una persona, di un minore, si può condannare a priori, insomma tutto è buono per fare notizia, vendere quotidiani e qui c’è una gara pazzesca. E’ monnezza. Non ci sono limiti alla profanazione della privacy, alla diffamazione a volte del tutto gratuita. La colpa non è di chi “scrive” è di colui che acquista, del divoratore di pagine di cronaca, anche delle più inutili; se si pubblicano queste cose è perché c’è una richiesta di mercato e certo non per l’informazione. Basta accendere la tv e si sente parlare della stessa cosa,dalla mattina alla sera, per giorno e giorni, si organizzano dibattiti, si consumano ore di parole per non dire un nulla poiché la verità è di chi ha commesso l’atto e sta agli investigatori, alla giustizia a farla saltare fuori e non certo agli opinionisti, a volte spargitori di letame. Scrivere è l’assumersi la responsabilità di trasmettere qualcosa che infonda cultura, che costringe a eseguire degli approfondimenti, ma sulla morte violenta di un essere umano, maschio o femmina, minore che tipo di approfondimenti occorrerebbe fare? Non c’è altra misura per evitare lo stillicidio di queste morti violente, alla violenza si corrisponda una violenza, vale a dire in questa mia affermazione che chi toglie la vita allo stesso deve essergli levata e non con la sedia elettrica, ne con l’iniezione letale, ma con la fucilazione. Ma scrivere di filosofia, di fantastiche immaginazioni, di sogni, e perché no scrivere dell’amore e di atti di amore è sicuramente arricchimento, no impoverimento! Ma le cose più straordinarie sono il suono e le parole. Parole variegate, colorate; parole che fanno volare, ricordare e amare, abbandonare. Parole per cantare, per parlare di libertà, di spazi e fantasia, per raccontare un sorriso, per ricordare una tristezza, per raccontare il rumore di una foglia che cade. Parole che raccontano l’uomo, parole per raccontare delle parole. Sappile amare, fanne tesoro, non lasciarle mai andare via e peggio ancora che diventino sedimenti nel limo della memoria, ma usale per cantare, per scrivere o raccontare una tua fiaba ad un bambino, per dire ti amo alla tua donna, per raccontare di un amico, per ricordare quel che è ormai in te divenuto “ Cuore” . Ciao! Lo voglio firmare, Calafiore Vincenzo

Redazione

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