La Regione apre all’autocostruzione e all’autorecupero, ovvero alla possibilità di ristrutturare o costruirsi la casa (in parte) con le proprie mani e il proprio lavoro, su terreni e immobili pubblici o privati messi a disposizione in convenzione. Un modo con cui si possono tenere insieme il risparmio (per le famiglie) e una maggiore sensibilità per l’ambiente, ma anche socialità e innovazione. L’assessore ne ha parlato alla Versiliana di Marina di Pietrasanta, in provincia di Lucca, al Terra Nuova Festival, una due giorni dedicata al costruire sostenibile, all’agricoltura biologica e a tutto ciò che può consentire di vivere meglio con il minor impatto possibile sull’ambiente. La Regione ha deciso di aprire all’autocostruzione con un progetto pilota di bioarchitettura e bioedilizia che per il momento coinvolge 10 interventi – sette sono recuperi e ristrutturazioni – finanziati con 3 milioni di euro. Ma l’assessore guarda lontano, in prospettiva. “Innovare – ha sottolineato durante il convegno nazionale sull’autocostruzione a cui ha partecipato stamani a Marina di Pietrasanta – non sempre vuol dire avventurarsi su sentieri nuovi. Innovare è anche ripercorre strade vecchie ma in chiave moderna e costruire percorsi nuovi per rendere innovative esperienze già fatte”. Dei dieci progetti pilota di autocostruzione, gli ultimi sono stati finanziati ad aprile. “Dobbiamo utilizzare queste esperienza per predisporre linee guida per il futuro – dice Bugli – : a partire dalla normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Al riguardo presto produrremo un documento di riferimento per la gestione corretta dei cantieri, frutto anche degli incontri con le associazioni. Ma sono necessarie anche linee guida di principio, di definizione degli obiettivi e cooperazione tra istituzioni” . L’obiettivo è chiaro. L’autocostruzione può aiutare a ridurre il disagio abitativo, che non è più solo quello delle famiglie o persone con i redditi più bassi. Esiste infatti oramai un difficoltà diffusa a trovare casa, da comprare o in affitto, anche tra il cosiddetto ceto medio: famiglie ‘troppo ricche’ per aver diritto ad un alloggio in edilizia economica e popolare, ma ‘troppo povere’ per potersi permettere affitti a prezzi di mercato o troppo precari e con garanzie insufficienti per accedere ad un prestito in banca per acquistarsi una casa. Su questo terreno la Regione ha lanciato anche un progetto per un nuovo housing sociale. “Queste esperienze sono sostenibili, hanno contenuti sociali forti, sono esperienze di rete – conclude Bugli – . Sono esperienze basate sulla partecipazione ed hanno forti connotati di innovazione. Tutte cose che sono nel dna della Toscana e dunque dobbiamo farle sentire in un ambiente amico, ospitarle e favorirle. Almeno non bloccarle con la burocrazia o la carenza di norme a cui attenersi”. Per questo ha poi suggerito alla associazioni di richiedere alla Regione un percorso di partecipazione in modo da portare avanti il progetto con il coinvolgimento di tutti.
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