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Genova, intitolata a Ettore Benassi una scalinata di San Quirico

Non si è ancora spento a San Quirico, storico quartiere operaio della Valpolcevera, il ricordo di Ettore Benassi, partigiano, sindacalista, senatore. A 22 anni dalla sua scomparsa, il Municipio e il Comune gli hanno intitolato la scalinata tra via San Quirico e via Gallesi. Momenti di forte commozione, tra i compagni di lotta e di lavoro, nel corso della cerimonia introdotta dalla presidente del Municipio Iole Murrini. Nel salone della Società filarmonica San Quirico, il segretario della Camera del Lavoro di Genova, Ivano Bosco, ha sottolineato la rettitudine, la serietà e il grande carisma dell’uomo, qualità che aveva conquistato da giovanissimo, nel corso della lotta di Liberazione. Una storia proseguita nel dopoguerra con incarichi sempre maggiori nel sindacato e nella politica, sino a diventare, nel corso degli anni ’70, segretario della Camera del Lavoro e senatore della Repubblica. Erano anni di grandi lotte e conquiste operaie ma anche di grandi pericoli per la democrazia. Benassi – promosse il primo sciopero contro il nascente terrorismo. A Benassi, ha proseguito Bosco, dobbiamo riconoscere la capacità di avere legato i temi del lavoro e della democrazia. Coerentemente con i valori della Costituzione repubblicana e antifascista che per Benassi ha sempre rappresentato la stella polare della sua azione di politica e sindacale. Il presidente dell’Istituto storico della Resistenza, Giacomo Ronzitti, ha ripercorso la coraggiosa partecipazione di Benassi, meno che ventenne, alla Resistenza, ricordando che non amava raccontare i drammatici episodi di cui era stato protagonista come partigiano. A rivelarli erano invece i suoi compagni di lotta. In fondo, – ha osservato a questo proposito il sindaco Marco Doria nel suo intervento – il riserbo di Benassi a raccontare negli anni Sessanta o Settanta le gesta di partigiano era anche un ammonimento a non considerare mai i fatti al di fuori del loro contesto storico. Il sindaco conserva un ricordo personale di Ettore Benassi. “Lo conobbi – ha detto – tra le mura domestiche grazie all’amicizia con mio padre. Respiravo in casa il senso di una appartenenza ideale e politica, sentivo il rispetto che mi si trasmetteva nei confronti di Benassi. Persone come lui hanno inteso sempre la propria vita e storia personale come parte di una storia collettiva. Sono molti i valori che Benassi ci ha lasciato”. Il sindaco ne ha sottolineato tre: l’importanza dell’impegno sociale che dà il senso della vita a ciascuno di noi, la salvaguardia degli interessi generali, non corporativi, e il rispetto delle istituzioni democratiche, quel rispetto che dobbiamo salvaguardare oggi, anche per rispetto di chi, come Benassi, ce le ha consegnate.

Redazione

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