Categories: Friuli Venezia Giulia

Randagi nel mondo c’è bisogno di sognare

A Bakur

C’eravamo messi in viaggio all’alba, ancora con il cielo ingarbugliato nelle trame dell’aurora che non voleva lasciarlo se non dopo aver finito di scrivere la sua poesia. Intanto i colori andavano diluendosi se pur indefiniti nel cielo, e a guardarlo dal basso a noi c’era  sembrato la tavolozza di un pittore. Camminammo per giorni lungo fianchi di montagne per raggiungere il luogo ove volano gli aquiloni; noi ne avevamo sentito parlare dai carovanieri, li avevamo sognati per anni e volevamo ad ogni costo provare l’emozione di tenere la libertà ad un filo. Un lungo filo tra lei e le nostre mani, come tra noi e il nostro destino. Pensavamo strada facendo, che avremmo superato le difficoltà, il freddo della notte, l’impossibilità di parlare e ridere, e alla fine d’essere ricompensati da un lunghissimo volo nel cielo lindo di un aquilone in una nuova alba. Passò così tanto tempo che non ci accorgemmo dei compagni che uscendo dalle fila s’erano persi e l’avevano assottigliata dentro quei boschi fitti e bui; senza saperlo c’eravamo infilati dritti dritti nell’anno duemila di aerei supersonici lucenti come il sole, città caotiche, gente muta e poco felice, di tante strade senza fine. Dietro noi solo distanza da ciò che era stato lasciato, l’unico bagaglio erano i ricordi che nei momenti di sconforto si manifestavano facendoci vedere le nostre pochezze. Bakur era ormai quasi raggiunta forse ancora due o tre giorni di cammino come ci indicava una vecchia mappa disegnata su un rettangolo di lino bianco; non sapevamo cosa avremmo trovato una volta varcate le sue bianche mura eppure non avevamo paura solo rimpianti forse delle spiagge e del mare pieno di conchiglie e di vita. Non c’erano aquiloni in cielo né bambini per le strade, ma solo caos e fiumi di gente distratta e distante da loro stessi, nell’indifferenza più grande. Abbiamo camminato in mezzo a loro, ci siamo confusi tra loro, non si erano neanche accorti della nostra presenza; ho avuto modo di guardare il loro mondo e senza che me ne fossi accorto è passato tanto tempo che non ho più ricordato la strada per tornare a casa. Ora vivo come un camaleonte  ed entro ed esco dalle mie vite, a volte rimango per giorni e giorni nel mio mondo di mari grandi e vele, di cieli pieni di gabbiani che a guardarli bene rassomigliano tanto agli aquiloni di Bakur.
Redazione

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