In manette sono finiti padre e figlio rispettivamente di 56 e 25 anni di Frignano ma residenti a San Marcellino, per l’assassinio di Giuseppe Cantile. I due hanno confessato il delitto che sarebbe avvenuto per ragioni di spartizioni all’interno dello stesso clan dei Casalesi. Padre e figlio conoscevano bene le abitudini della vittima predestinata e sono giunti sotto casa di Cantile. Hanno atteso che il pregiudicato scendesse dall’abitazione che condivideva con la compagna a Baia e Latina. Appena Cantile si è messo al volante della sua Fiat Bravo, Arturo Pellegrino si è avvicinato e gli ha esploso due colpi di pistola alla testa uccidendolo sul colpo. Il figlio lo attendeva in auto con il motore acceso per cui i due sono poi fuggiti e sono rientrati a San Marcellino nell’agro aversano, dove vivono.
I Carabinieri, già dopo alcune ore, erano sulle loro tracce e li hanno bloccati presso le rispettive abitazioni. Sono stati sottoposti ad un lungo interrogatorio al termine del quale hanno confessato. “Lo abbiamo ucciso noi perché non ci dava più lo stipendio dell’organizzazione”.
Fimmg Toscana non aderirà allo sciopero dei medici proclamato per il 15 e 16 settembre…
"LA CENERE DELL'ETNA NON È UN'ECCEZIONE MA UNA CERTEZZA. SERVONO INFRASTRUTTURE, PIANO DI EMERGENZA INTERMODALE…
Non è soltanto una nuova fase della guerra nello Yemen. L'avanzata degli Houthi lungo la…
Il jazz delle nuove generazioni torna protagonista a Ravenna con la seconda edizione di “Le…
C'è un'Italia che continua a vivere anche a migliaia di chilometri di distanza, custodita nelle…
È un capovolgimento strategico destinato a pesare ben oltre i confini dello Yemen. Gli Houthi…