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Torino Vallette, morte di Giuseppe Capitano e Giampaolo Melis una discussione finita in tragedia

“Sono mesi e mesi che come sindacato denunciamo le violenze, le precarie condizioni igieniche e le gravi tensioni tra il personale nella Casa Circondariale, ma tutto è stato inutile”. E’ l’amaro sfogo di Leo Beneduci, segretario generale dell’Osapp. “Adesso diranno che certe cose accadono per fatti personali, ma non è così – incalzano i sindacati delle Forze dell’Ordine – perché la principale responsabilità del disastro penitenziario è di un’Amministrazione del tutto inutile, gestita da un vertice altrettanto inutile che fa capo ad un ministro utile solo a se stessa”.

Tanta amarezza e inevitabili polemiche dopo l’omicidio suicido avvenuto martedì mattina nella casa circondariale di Torino. L’assistente capo Giuseppe Capitano, 47 anni, ha ucciso l’ispettore Giampaolo Melis, 53 anni, nel carcere Lo Russo Cutugno di Torino poi ha rivolto l’arma contro se stesso ferendosi gravemente, per poi morire in ospedale.

Al centro della vicenda un trasferimento preceduto da un procedimento disciplinare, infine la mancata licenza natalizia. Ma per l’ufficialità bisognerà attendere l’espletamento delle indagini volte a fare chiarezza.

Entrambi lasciano mogli e figli. Giuseppe Capitano aveva passato alcuni anni in servizio presso l’infermeria del carcere, dove era stimato e benvoluto da tutti. Sarebbe stato trasferito, come capo-posto, al controllo dei muri e questa circostanza l’avrebbe molto provato. Infine la notizia di essere stato sottoposto ad un procedimento disciplinare, anche se non vi è una conferma in tale direzione. La questione dei turni festivi potrebbe essere stato solo il detonatore di una situazione ormai compromessa.  

Scosso Giuseppe Forte, il direttore del carcere delle Vallette di Torino, che ai media ripete come “non sapremo mai il perché di questa tragedia forse un malinteso personale, ma le condizioni delle carceri italiane purtroppo le conoscete tutti. Il sovraffollamento e la carenza di organico tra le fila della polizia penitenziaria mettono pressione ai nostri agenti”.

Redazione

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