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Roma, al Macro le opere di Giulio Paolini

Il Macro, Museo d’Arte Contemporanea di Roma, ospita fino al 9 marzo Essere o non essere, una personale di Giulio Paolini, curata da Bartolomeo Pietromarchi e prodotta con la Whitechapel Gallery di Londra.

La scelta dei lavori – quattordici opere che vanno dal 1987 ad oggi, tra cui un nuovo lavoro ideato per l’occasione, allestite come “isole” di luce in una successione di ambienti in penombra – propone per la prima volta un percorso monografico dedicato a un tema importante nella poetica di Giulio Paolini: il ruolo dell’autore riguardo alla concezione dell’opera e al suo manifestarsi. Per Paolini l’autore non è un demiurgo – non ha nulla da dichiarare né da mettere al mondo – ma solo uno spettatore, che attende l’alzata del sipario, l’inizio della rappresentazione, l’artificio di una visione.

Il percorso espositivo, attraverso le cinque stanze della Sala Bianca, si apre con l’enigmatico autoritratto Delfo IV (1997). Seguono Big Bang (1997-98), uno studiolo che evoca l’artista all’opera, e due installazioni: Immacolata Concezione. Senza titolo / Senza autore (2007-08) ed Essere o non essere (1994-95),  che dà il titolo alla mostra e sviluppa al suolo una scacchiera di tele al recto e al verso intorno alla fotografia di due figure maschili, intente l’una a disegnare e l’altra a guardare quel che sta prendendo forma.

Nella terza stanza l’opera Contemplator enim (1992) raccoglie quattro lavori posti in relazione gli uni con gli altri che insieme formano una complessa situazione riferita all’autore, mentre poco oltre L’ospite (1999) propone uno studiolo, seminascosto allo sguardo dello spettatore, in cui tra i vari elementi in gioco compare un ritratto di Jorge Luis Borges. Nell’ultima sala l’opera inedita, intitolata L’autore che credeva di esistere (sipario: buio in sala), vede al centro dell’ambiente un tavolo di lavoro orientato verso una “quadreria” di elementi diversi allestiti sulla parete di fronte (teche in plexiglas, tele, riquadri disegnati a parete). Sulla medesima parete delle immagini in dissolvenza proiettano dei tracciati lineari che corrispondo alle direttrici prospettiche dello studio dell’artista e degli spazi espositivi del museo.

La mostra è accompagnata da una brochure in doppia lingua italiano – inglese, realizzata grazie al contributo della Fondazione Giulio e Anna Paolini, Torino, e distribuita gratuitamente al pubblico.

Info: www.museomacro.org

Redazione

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