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Mongiana antico centro industriale borbonico. Domani l’inaugurazione del Museo delle Ferriere

    Mongiana rappresenta ancora la “ Montis janua”, la “Porta della montagna” (e pare fosse questa l’origine del suo toponimo), la porta dell’incantevole scenario impreziosito dai boschi di conifere delle Serre vibonesi. Circa l’etimologia del suo nome ci sono diverse interpretazioni. Per il serrese Mons. Bruno Tedeschi, Mongiana deriverebbe dall’omonimo ruscello che scorre in località Ninfo; secondo altri, dal latino “montis janui” (monte di Giano) per la probabile presenza, nei dintorni, di un monte o un tempio dedicato a Giano, dio della guerra; oppure potrebbe trattarsi di “montis gens” ( gente del monte) e altri ancora lo vogliono derivare dal nome di ingegneri francesi che lavoravano nelle locali ferriere e che si chiamavano “Mong” o “Mongeon”. Oggi questo ridente paesino, in provincia di Vibo V. e a quattro passi dalla più famosa Serra San Bruno è meta di flussi turistici non solo perché conserva il fascino del suo passato borbonico ma anche perché, grazie alla vitalità senza confini del suo compianto parroco don Peppino Scopacasa, qui si celebrato per tanti anni il fortunato “Agosto per il ritorno degli emigrati”. Le origini di Mongiana, non molto antiche, risalgono alla fine del ‘700 e sono collegate alla costruzione delle Reali Ferriere per la lavorazione del ferro volute dai Monarchi borbonici, secondo il Piano di Alessandro Persico, amministratore degli arredamenti della Calabria Ulteriore e su disegno dello spagnolo Giovanni Francesco Contò. Di detta fabbrica restano i ruderi dell’antico ingresso fatto di belle colonne in ghisa. Tutto il complesso di archeologia industriale, di recente, è stato sottoposto a restauro conservativo e i lavori già ultimati ne mostrano l’antico splendore ed importanza. Le officine di Mongiana insistevano in un solo stabile esteso per oltre 2 km e lungo il corso dei fiumi Ninfo e Allaro. La ferriera comprendeva tre altiforni denominati Santa Barbara, San Ferdinando e San Francesco e vi si lavoravano circa 30 mila cantaia di ghisa all’anno con un consumo di 40 mila cantaia di carbone di faggio; inoltre vi erano due forni di seconda fusione detti di Wilkinson che producevano 60 cantaia giornaliere di oggetti figurati ed una macchina detta di Robinson per tirare ferri, scomparsa nel 1855 per via di un’alluvione. All’interno della ferriera c’era anche la fabbrica di armi costituita da un imponente edificio di tre piani con all’ingresso le attuali due colonne scanalate di ferro fuso ed abbellite all’epoca dalle statue del Re e della consorte sovrana. All’interno dell’edificio industriale vi erano le officine dei forgiatori di canne di fucili, baionette e piastrine con 26 fuochi. Queste officine fornivano alla Casa regia napoletana: 12 mila cantaia di proiettili, mortai e bombe; vi si costruivano enormi ruote di ferro fuso, pezzi di macchine, docce, tubi, campane, attrezzi militari e rotaie. Tutto il complesso industriale, oltre alle citate opere, comprendeva 26 alloggi per gli impiegati, 6 caserme per gli operai e altre 3 per semplici manovali ed un quartiere per la truppa ivi di stanza. Per quanto concerne la spedizione dei manufatti, da Mongiana verso la capitale del Regno, veniva utilizzato il porto di Pizzo sul Tirreno e qui vi arrivavano su schiena di mulo attraverso un sentiero che passava da San Nicola da Crissa. Lo stesso sentiero che poi sarebbe diventato “strada nazionale borbonica”, la stessa che si percorre oggi da Francavilla Angitola per raggiungere il mare e i centri montani delle Serre. Per molti anni le fabbriche di Mongiana vissero attivamente ed anche sotto il francese Murat l’approvvigionamento militare partiva da qui e ciò anche per abbattere l’industriosa Inghilterra. Inoltre, sempre Gioacchino Murat incrementò altre attività industriali come la lavorazione del ferro battuto nella vicina Serra San Bruno che già all’epoca occupava ben 700 operai e il minerale proveniente da Mongiana riceveva nelle circa 300 fabbriche di Serra una vernice particolare vicina all’oro, per cui quei lavori risultavano superiori a quelli napoletani. Insomma grandi cose per tre secoli orsono, poi venne l’Unità d’Italia! Della grande operosità industriale di Mongiana e dei paesi limitrofi, per fortuna, è rimasta in eredità la tradizione dei cosiddetti “ferraioli”, i lavoratori del ferro che hanno arricchito chiese, palazzi e monumenti vari e non solo in Calabria. È rimasto famoso il detto: “la maestranza di la Serra” estesa naturalmente al centro mongianese, a Pazzano, Stilo, Bivongi e Cardinale, centri che hanno prodotto e vissuto di ferro. Nel secolo passato, quella tradizione non è andata perduta, anzi ancora oggi proliferano i laboratori del ferro battuto e negli anni ’20 molti “ferraioli” operai, manovali e tecnici, attratti dall’Eldorado “Montecatini”, sono emigrati verso Crotone in fitta schiera e solo per Mongiana, basta dare uno sguardo ai cognomi ancora presenti nel capoluogo pitagorico: Bava, Ciccarelli, La Grotteria, Panucci, Pisani, Totino ed altri. Oggi cosa resta a Mongiana? Di sicuro tanta tranquillità e bellezze paesaggistiche ed soprattutto come scriveva l’indimenticabile Don Scopacasa: “qui l’animo umano, che il meccanismo della vita moderna sembra aver inaridito sotto una scorza di freddo materialismo, si spoglia d’amarezza e preoccupazione, per liberarsi leggero nella contemplazione delle bellezze naturali, in un mondo incontaminato dall’affanno terreno.” Di sicuro, i ruderi della Ferriera borbonica sono di forte attrazione turistica. Ma c’è dell’altro. C’è Villa Vittoria sede dell’Amministrazione Forestale; qui vi sono gli uffici, gli alloggi per i sottoufficiali e le guardie e la”riserva naturale biogenetica PropanMicone” (ettari 450) molto ricca e varia e ben curata. Tutto attorno un enorme orto botanico che è parte integrante del Parco regionale delle Serre, con vari rifugi forestali,laghetto artificiale ricco di trote, baite ed area verde attrezzata. Sempre per merito della Forestale è operante l’Azienda Faunistica Pilota “Allaro” per daini, mufloni, starne e fagiani e l’Azienda “Pecoraro” per la salvaguardia dei cinghiali. Ancora, all’interno di Villa Vittoria è attivo il Centro Elicotteri della Protezione Civile. L’artefice della rinascita di Mongiana è stato lui, don Peppino Scopacasa, per merito suo, negli anni ’90, è nata l’Acre (Associazione Culturale Ritorno Emigrati) che negli anni ha intrattenuto residenti, emigranti e turisti con l’irripetibile “Agosto per il ritorno degli emigrati” ricco di mostre di pittura, fotografiche e di prodotti tipici artigianali e gastronomici come lavori in legno e le sagre del fungo, della salsiccia e dei fagioli e soprattutto gli incontri letterari con poeti e scrittori provenienti non solo dalla Calabria. Per quanto riguarda i Beni Culturali, Mongiana, oltre alla citata archeologia industriale, offre alla vista dei turisti e alla ricerca degli studiosi alcune sculture in granito, in ferro, in bronzo ed in legno come “il monumento funerario a Luigi Morabito” sormontato da uno stupendo Angelo ed il monumento ai caduti con la “statua in bronzo fuso dell’Italia”, entrambe opere dello scultore Giovanni Salvatore Pisani (Mongiana 1859 – Milano 1920). Lo stesso che ha lasciato tante opere scultoree soprattutto funerarie a Napoli, Tirano, Grosso, a Sondrio,dove si era ritirato a vivere, e a San Martino della Battaglia ed in Calabria nel cimitero monumentale di Serra San Bruno la statua bronzea del “ Redentore” e il busto marmoreo del serrese Mons. Giuseppe Barillari , vescovo di Cariati. Inoltre nella chiesa parrocchiale del centro montano delle Serre è custodita una pregevole statua lignea della Madonna delle Grazie di artista serrese. Orbene di cotanto patrimonio e particolarmente del patrimonio borbonico e preunitario resta l’ambizioso Museo delle Ferriere Borboniche che domani, 22 ottobre, verrà inaugurato e aperto alla fruizione di cultori,. Studiosi, curiosi e turisti. Il restauro dell’antico edificio industriale era iniziato nel lontano 1975 e solo ai nostri giorni completato nel suo completo e preciso recupero su progetto dell’arch. Gennaro Matacena.Tutta la struttura mussale ospita al suo interno una preziosa raccolta di documenti storici, oggetti d’epoca e armi, tutti prodotti nella fabbrica di Mongiana per secoli e prima dell’unità d’Italia. Poi il buio!

Redazione

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