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Interdizione di Berlusconi vergogna si aggiunge alla vergogna

“L’ingiusta sentenza della Corte d’Appello di Milano aggiunge vergogna alla vergogna. Interdire Silvio Berlusconi dai pubblici uffici significa privare un cittadino onesto di un diritto fondamentale, quello di partecipare pienamente alla vita pubblica del Paese. Avanza dunque il progetto di epurazione ordito dalle sinistre, un piano antidemocratico al quale gli italiani per bene sapranno ribellarsi.

Il Cavaliere è e sarà guida del mondo moderato, di tutti quei cittadini che vogliono un’Italia libera dai furbi, dai soprusi e da una tassazione punitiva. Berlusconi continua a pagare per il suo coraggio, per avere combattuto e per combattere con tutte le sue forze l’esercito della malapolitica”. Lo dichiara il Senatore Vincenzo Gibiino.

La Corte d’appello milanese, infatti, ha accolto la richiesta del procuratore generale Laura Bertolè Viale e ha determinato in due anni di interdizione dai pubblici uffici il ricalcolo della pena accessoria per l’interdizione dai pubblici uffici nei confronti del Cavaliere. Il ricalcolo era stato chiesto dalla Cassazione, quando aveva emesso la sentenza definitiva a quattro anni di carcere (di cui tre condonati per indulto) a carico dell’ex premier per il caso dei fondi neri Mediaset. Contro l’attuale verdetto, Silvio Berlusconi può presentare nuovamente appello in Cassazione.

Il procuratore generale, nel formulare la sua richiesta, aveva spiegato che, come la pena principale era stata calcolata in due terzi della pena massima, così doveva essere anche per la pena accessoria. L’avvocato generale e in precedenza il giudice relatore avevano ricordato gli esiti del processo in tutti i gradi di giudizio, con i relativi capi d’imputazione.

I legali del Cavaliere, Niccolò Ghedini e Roberto Borgogno, quest’ultimo in aula al posto di Franco Coppi, hanno ricordato che Mediaset aveva chiuso il contenzioso con l’Agenzia delle Entrate. Gli avvocati, che hanno chiesto per Berlusconi, incensurato, il minimo della pena (un anno), hanno inoltre depositato il ricorso presentato alla Corte Europea dei diritti dell’uomo e sollevato un’eccezione di costituzionalità sulla legge Severino. Secondo i difensori, la legge Severino viola l’articolo 25 della Costituzione, che prevede che nessuno può essere punito se non per una legge “entrata in vigore prima del fatto commesso”.

Il Pg Laura Bertolè Viale si era però opposta alle eccezioni di costituzionalità ribattendo che queste eccezioni non possono “entrare” in un giudizio di rinvio e non sono pertinenti con la decisione sull’interdizione.

Redazione

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