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Casoria, Raffaele De Rosa ucciso da Salvatore Abruzzese ed i suoi complici

Un branco di aggressori voleva vendicarsi per una lite che aveva visto protagonista il fratello di De Rosa. I militari dell’Arma di Casoria hanno fatto luce sull’accaduto, arrestando oggi sette persone per omicidio preterintenzionale. La morte di Raffaele De Rosa era intervenuta l’8 maggio 2011. Il decesso in conseguenza dalle lesioni causate da un pestaggio subito pochi giorni prima. I

Sei delle persone arrestate sono finite in carcere, la settima, Giovanni Migliore, ai domiciliari. Questi ha avuto il beneficio in quanto è l’unico reo confesso. Tutti devono rispondere a vario titolo di omicidio preterintenzionale e di detenzione e porto illegali d’arma e di oggetti atti a offendere. Il pestaggio era stato organizzato come ritorsione contro il fratello della vittima, che aveva litigato con coetanei durante una partita di calcio amatoriale. L’8 maggio 2011, Raffaele De Rosa si presentò all’ospedale di Frattamaggiore, dichiarando di essere rimasto vittima di un incidente stradale, rifiutando il ricovero e rientrando a casa. Ma lo stesso giorno, per l’aggravarsi delle sue condizioni, l’uomo venne ricoverato e operato nella stessa struttura sanitaria. Poi, in serata morì nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Giugliano, dove i medici l’avevano trasferito.
Grazie alla bravura degli uomini dell’Arma è stato rotto il muro dell’omertà. Venuta alla luce la violenta aggressione subita da De Rosa in seguito alla lite su un campo di calcetto, davanti a numerosi testimoni. Così il cadavere fu esumato e l’autopsia rivelò che il decesso era stato causato dalla rottura della milza provocata dalle percosse. De Rosa reagì ad un insulto e subito dopo, Salvatore Abbruzzese, il principale indagato, si allontanò minacciando di tornare per dare una dimostrazione della sua forza e della sua potenza, millantando legami con gli ambienti della criminalità organizzata. Di lì a poco organizzò una spedizione punitiva alla quale parteciparono persone armate di pistola, mazze da baseball, nocchiere e altri corpi contundenti. Tra loro anche Migliore che ha riferito agli inquirenti che “l’aggressione è durata fino a quando non sono intervenuti alcuni passanti, i quali grazie anche alle grida degli abitanti delle palazzine popolari ci hanno indotto ad abbandonare De Rosa sul ciglio della strada. Ricordo che era “sgummat’ ‘e sangue” e mi colpì la frase con la quale ci chiedeva perché lo avevamo picchiato”. Migliore spiega anche che non conosceva la vittima, e di aver partecipato al raid perché amico di Salvatore Abbruzzese.
Redazione

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