Prosegue incessante l’attività della Dda che, insieme alla Procura di Barcellona Pozzo di Gotto, sembra orientata ad inquadrare il delitto nell’ambito di un “regolamento di conti, un fatto interno”. Giovanni Isgrò potrebbe aver commesso inconsapevolmente una violazione del “codice” in vigore in certi ambienti criminali, un “errore”, oppure un inconsapevole “scontro” con qualcuno così potente che può aver determinato la sua condanna a morte ordinandone una “esecuzione”.
La Fiat Punto, ritrovata avvolta dalla fiamme in contrada Case Alesci, era stata rubata in città tre giorni prima del delitto. Segno, questo, che il delitto è stato pianificato per tempo. Poi l’analisi su cosa aveva fatto e chi aveva visto Giovanni Isgrò nelle ore precedenti. Risulta che il giovane aveva trascorso il pomeriggio in sella alla sua moto enduro per una escursione fuoristrada. Poi a casa e dopo la doccia l’appuntamento dal barbiere dove è andato incontro ai suoi sicari.
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