Tre ragazzine, due italiane e una di origini egiziane, vittime di un egiziano di 24 anni, regolare. Prima scambia con loro alcune parole. Le invita a seguirlo, ad andare tutti in piscina, a giocare insieme. Ma nel frattempo si avvicina, si avvicina, sempre di più. Mentre chiacchiera comincia ad accarezzarle. Poi le bacia sulle guance. Si fa pressante. Le tocca. Tenta anche di baciarle in bocca. Ma qualcuno lo interrompe. Il passaggio, lì in cortile, di alcuni vicini e del fratellino di una delle ragazzine. Si convince a desistere, a mollare la presa sulle tre “prede”. Capisce che la situazione, per lui, si può fare pericolosa. Quindi, si allontana in fretta, di corsa, verso casa. La voce si diffonde. L’allarme sul violentatore si propaga rapido. E con il passaparola monta la rabbia, la voglia di “risolvere la questione”. I genitori di una delle vittime chiamano la Polizia. Ma in pochi istanti il quartiere si affolla alla porta dell’egiziano. Si rischia il linciaggio. Calci, pugni contro la porta. Le urla e le minacce. A salvarlo è allora l’intervento degli agenti. L’arrivo di una volante del commissariato Scalo Romana. Gli agenti convincono l’egiziano ad aprire. Lo arrestano e lo accompagnano al carcere di San Vittore.
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