Categories: Cronaca

Fondazione Migrantes, costruire una casa comune per i rifugiati

La Giornata mondiale del rifugiato ogni anno ferma la nostra attenzione sui numeri e i volti, in costante crescita, di persone e famiglie in fuga da situazioni di guerre o da rivoluzioni in corso – almeno 25 – che creano nuovi cammini. Sono storie di chi è al di là del Mediterraneo,di un mare comune; oppure lo hanno raggiunto dal Corno d’Africa o dal Centrafrica (Nigeria, Mali, Ghana, Costa d’Avorio). Sono storie di un Medioriente da anni in cerca di pace. Sono storie di un Oriente che ancora una volta, come hai tempi del Vietnam e della Cambogia, sollecita un’attenzione a nuove drammatiche situazioni: Iran, Iraq, Afganistan e Bangladesh in particolare. C’è un mondo in movimento per disastri ambientali naturali o causati dall’uomo, almeno 350 negli ultimi anni, 10 volte maggiore rispetto agli anni precedenti: la distruzione del creato crea una mobilità che è sempre maggiore.

Ma accanto a questi mondi noti c’è un mondo in fuga alla ricerca di una sicurezza personale, sul piano culturale , religioso e politico, che domanda un’attenzione nuova. Sono singole persone e famiglie, più che popoli. Sono storie di fragilità e di precarietà che invocano la responsabilità di tutti, cittadini e istituzioni, ricordando il dettato costituzionale che afferma: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge” (Costituzione italiana, art. 10, comma 3).

Questi mondi in fuga denunciano una situazione crescente di militarizzazione di aree del pianeta, oltre che lo sfruttamento incondizionato del creato; ma al tempo stesso dicono ‘la debolezza della democrazia’ nel leggere la situazione globale. Questo mondo in fuga chiede con forza ancora di più una politica internazionale, che sappia andare oltre gli equilibri costruiti per rafforzare la tutela delle città e delle metropoli. Credo che oggi il fenomeno dei richiedenti asilo e rifugiati solleciti profondamente una rilettura della democrazia, perché sappia andare oltre la semplice affermazione di alcuni diritti fondamentali che tutelano le persone di un singolo Paese, per costruire nuovi meccanismi di tutela soprattutto di chi è in cammino. La centralità della persona porta a rileggere la territorialità in cui vivono le persone, perché sia adeguatamente capace di ospitalità. Pena l’insicurezza.

Per fermaci a leggere la realtà della protezione internazionale, questo diritto universale interpella l’Europa e in essa l’Italia, perché ‘la casa comune’ sappia costruire anche oggi luoghi e forme di tutele. Di questo diritto vogliamo ricordare una persona che ne è stata custode fino al giorno della sua tragica e improvvisa morte: Ngo Dinh Le Quyen. Una donna rifugiata che ha speso la sua vita per i rifugiati. Una donna, un’amica che non dimenticheremo facilmente per la sua straordinaria forza con cui ha saputo coniugare fede e vita, legalità e giustizia.

Mons. Giancarlo Perego

Direttore Generale Fondazione Migrantes

Redazione

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