Il già impaziente pubblico di San Siro ha finito per spazientirsi. Una parentesi lunga quasi un’ora prima del boato che segna la pace scontata. Succede quando la regina del pop appare sul palco, frantumando i vetri della cattedrale che aveva fatto da sfondo all’apertura dello show. Succede sulle note di “Girl gone wild”.
L’intesa non si rompe più, complice anche l’artiglieria pesante degli effetti speciali di questo “Mdna” tour. Il concerto è una rappresentazione continua, le canzoni si fanno disegni sullo sfondo, sugli schermi ai lati, sul corpo sempre in movimento di questa quasi 54enne che saluta e ringrazia gli italiani che “do it better” (lo sanno fare meglio). Lo dice maliziosamente, seduta dondolando le gambe. Sorride, forse pensando a quando la stessa frase, stampata sulla t-shirt che indossava negli anni ’80, scandalizzava. Non che l’abbia perso, il gusto dello scandalo. Ha seminato polemiche la svastica disegnata sul volto di Marine Le Pen a Tel Aviv, il capezzolo mostrato a Istambul, non tanto il lato B esposto a Roma.
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