L’Università degli Studi di Perugia si colloca al terzo posto nella classifica delle Università pubbliche più attrattive d’Italia – Top 10, realizzata dall’Osservatorio Nazionale Economia. Un risultato che inserisce l’Ateneo umbro nella parte più alta della graduatoria nazionale e che acquista ulteriore interesse alla luce delle trasformazioni che stanno interessando il sistema universitario italiano.
Perugia registra una performance di 6069, posizionandosi alle spalle dell’Università degli Studi di Palermo, prima classificata con 8936, e dell’Università Roma Tre, seconda con 7403. L’Ateneo perugino completa così il podio della graduatoria, davanti a realtà universitarie come Pavia, Napoli Parthenope, Catania, Bari, Genova e Cagliari.
Il dato non rappresenta soltanto una posizione in classifica, ma si inserisce in un quadro più ampio di cambiamento nelle dinamiche che regolano la scelta dell’università da parte degli studenti. È proprio questo uno degli elementi sottolineati dall’analisi collegata al ranking.
A commentare i risultati è Davide Scialpi, Senior Analyst-Economista e Direttore degli OE Rankings, secondo il quale il mondo universitario italiano ha profondamente modificato i propri equilibri.
«Il mondo universitario è cambiato», osserva Scialpi, evidenziando come la crescita delle università telematiche abbia contribuito a innovare il settore e a modificarne le dinamiche di attrattività. Parallelamente, secondo l’analisi, sarebbe in diminuzione il fascino esercitato in passato esclusivamente dal nome o dal prestigio storico degli atenei situati nelle grandi città.
Il quadro che emerge dal ranking indica infatti una crescente capacità di attrazione da parte delle università regionali e provinciali, considerate maggiormente a misura d’uomo.
Una tendenza che contribuisce a spiegare anche il posizionamento di Perugia. La città umbra, lontana dalle grandi aree metropolitane italiane, dispone di un Ateneo storico inserito in un contesto urbano di dimensioni più contenute e caratterizzato da una forte presenza universitaria.
Secondo Scialpi, tra le università pubbliche più attrattive figurano proprio Palermo, Roma Tre, Perugia, Pavia e Napoli Parthenope, mentre mostrano segnali di crescita anche Catania, Bari, Genova e Cagliari.
La graduatoria assegna dunque a Perugia il terzo posto nazionale, con una performance di 6069. Davanti all’Ateneo umbro si trovano Palermo e Roma Tre.
Il quarto posto è occupato dall’Università degli Studi di Pavia, con 5367, mentre al quinto troviamo l’Università degli Studi di Napoli Parthenope, con 3565. Seguono l’Università Politecnica delle Marche, l’Università di Catania, l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, l’Università di Genova e l’Università degli Studi di Cagliari.
L’Università degli Studi di Perugia è inoltre inserita nella fascia di rating “SA”, attribuita alle prime sei realtà della graduatoria. La stessa fascia comprende Palermo, Roma Tre, Pavia, Napoli Parthenope e l’Università Politecnica delle Marche.
Le altre università presenti nella Top 10 sono invece collocate nella fascia “A”.
Il risultato consente quindi all’Ateneo umbro di precedere numerose realtà universitarie di importanti città italiane e di confermare un posizionamento particolarmente significativo nel panorama nazionale.
Uno degli aspetti più interessanti dell’analisi di Davide Scialpi riguarda il confronto tra le università di dimensioni più contenute e quelle collocate nelle grandi città.
Secondo il Direttore degli OE Rankings, infatti, diverse università pubbliche delle grandi città del Nord Italia stanno attraversando una fase caratterizzata da una crisi degli iscritti. Nell’analisi vengono citati, in particolare, i Politecnici di Torino e Milano e l’Università Bicocca.
Una dinamica analoga viene evidenziata anche per Roma, dove, secondo Scialpi, la diminuzione degli iscritti interesserebbe in particolare La Sapienza e Tor Vergata.
In questo scenario, il successo di Roma Tre viene letto come la capacità di capitalizzare sulle difficoltà degli altri grandi atenei capitolini. L’università diventa così, secondo l’analisi, la seconda università di Roma per capacità di attrazione.
È una fotografia che contribuisce a modificare la tradizionale geografia del sistema universitario italiano. Il prestigio storico di una città o di un grande nome accademico non sarebbe più sufficiente, da solo, a garantire la crescita degli iscritti.
Il primo posto del ranking è occupato dall’Università degli Studi di Palermo, con una performance di 8936.
Scialpi sottolinea come l’Ateneo siciliano abbia continuato ad accrescere i propri iscritti negli ultimi quattro anni, arrivando ad avvicinarsi all’Università Federico II di Napoli per la leadership tra gli atenei del Mezzogiorno.
Il quadro del Sud Italia appare quindi particolarmente dinamico. Oltre a Palermo, vengono segnalate in crescita l’Università di Napoli Parthenope e l’Università di Catania, mentre indicazioni positive arrivano anche per Bari e Cagliari.
La classifica mostra quindi una presenza significativa degli atenei meridionali nella parte alta della graduatoria. Palermo occupa il primo posto assoluto, mentre Napoli Parthenope è quinta e Catania, Bari e Cagliari completano la Top 10.
All’interno di questo scenario, il Centro Italia presenta alcune realtà che sembrano beneficiare della trasformazione delle preferenze degli studenti.
Scialpi indica in particolare l’Università degli Studi di Perugia e le università delle Marche, ad Ancona e Macerata, insieme agli atenei toscani, come realtà che si distinguono nel panorama del Centro Italia.
Perugia rappresenta in questo senso un caso particolarmente interessante. Il capoluogo umbro non appartiene al sistema delle grandi città metropolitane italiane, ma mantiene una forte identità universitaria e una tradizione accademica consolidata.
Il terzo posto nella classifica può quindi essere letto anche alla luce della capacità della città di proporsi come ambiente universitario alternativo ai grandi centri urbani.
Il rapporto tra dimensione della città, servizi, qualità della vita e offerta formativa può diventare un elemento sempre più importante nelle decisioni degli studenti e delle loro famiglie.
Anche nel Nord Italia il ranking individua alcune realtà che sembrano distinguersi rispetto alla tendenza delle grandi aree metropolitane.
L’Università di Pavia occupa il quarto posto con una performance di 5367, mentre l’Università di Genova entra nella Top 10.
Secondo l’analisi di Scialpi, entrambe le università riescono a capitalizzare, almeno in parte, sulla crisi annosa degli iscritti che interessa alcune università delle grandi città metropolitane di Milano e Torino.
Anche in questo caso emerge quindi il tema della dimensione urbana. Le università situate in città più contenute possono presentarsi come alternative rispetto ai grandi poli metropolitani, soprattutto in un contesto nel quale il costo della vita, la mobilità e la qualità complessiva dell’esperienza universitaria assumono un peso crescente.
La graduatoria delle Università pubbliche più attrattive d’Italia – Top 10 vede dunque:
Per l’Università degli Studi di Perugia, guidata dal Magnifico Rettore Massimiliano Marianelli, il terzo posto rappresenta dunque un dato significativo all’interno di una classifica che fotografa un sistema universitario in evoluzione.
Non è soltanto la posizione di un singolo Ateneo a emergere, ma un cambiamento più generale nella geografia dell’attrattività universitaria italiana. Palermo, Roma Tre, Perugia, Pavia e Napoli Parthenope occupano le prime cinque posizioni, mentre diverse realtà regionali rafforzano la propria presenza nella parte alta della graduatoria.
Il risultato di Perugia si inserisce così in una tendenza nella quale le università legate a città di dimensioni più contenute sembrano acquisire un peso crescente nelle scelte degli studenti. Una dinamica che potrebbe modificare ulteriormente, nei prossimi anni, gli equilibri tra i grandi atenei metropolitani e le università regionali.
Il ranking è stato prodotto da Davide Scialpi per l’Osservatorio Nazionale Economia.
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