Niente Frecce tricolori a sorvolare l’Altare della patria e via dei Fori Imperiali. La parata resta, come resta il ricevimento offerto al Corpo diplomatico e alle alte cariche della Repubblica. Nonostante le richieste, il programma della festa della Repubblica resta sostanzialmente immutato. A cambiare solo i toni e i contenuti. La sfilata delle Forze armate, è stato deciso al Quirinale da Giorgio Napolitano e Mario Monti, sarà di fatto dimezzata. Niente cavalleria, niente fanfare.
Sobrietà è stata la linea del Quirinale. Ragione per cui la parata resta, resta anche il ricevimento, per dare un segnale di vitalità delle istituzioni democratiche. Per sottolineare che non basta piangersi addosso, ma bisogna reagire. Solo che sarà tutto in tono minore.
Se la parata, quindi, si ridurrà notevolmente, la sobrietà toccherà anche il ricevimento. Un ricevimento che sin dall’inizio era stato pensato come segnale della società civile alle sfide e alle minacce mosse dal crimine organizzato alla sovranità stessa dello Stato. Quindi, nel ventennale della strage di Capaci, si era scelto di affiancare al normale catering una serie di prodotti provenienti dalle terre espropriate ai mafiosi e coltivate dalla cooperativa “Libera” di don Ciotti. Saranno solamente questi prodotti ad occupare i tavolini del buffet.
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