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Domenica con il Vescovo per San Nicola de Legistis

Il dono e il senso della vocazione sacerdotale a due anni dalla sua ordinazione e a oltre un anno e mezzo di sacerdozio nella parrocchia di San Nicola e Calimera, nel verbo secondo don Francesco Pontoriero. Il giovane parroco don Francesco Pontoriero,  nell’imminente visita pastorale di domani nella piccola frazione, da parte di mons. Luigi Renzo, mette l’accento su che cosa vuol dire la missione cristiana che ha intrapreso. L’ultima visita pastorale risale al 1986 nella comunità di San Nicola. Nel frattempo vi sono stati degli importanti mutamenti sia per quanto riguarda questa minuscola realtà sociale, sia per quanto riguarda la liturgia. La chiave di volta per questo giovane e lucido parroco, ordinato sacerdote il 30 aprile 2010, è l’umiltà e il servizio alla comunità attraverso il sacrificio di Cristo; con questo spirito gli orizzonti della sua vocazione non incontrano ostacoli.

I problemi in una piccola comunità sono tanti, che bisogna “stemperare con pazienza e umiltà”. Dall’ultima visita pastorale compiuta da mons. Domenico Cortese, la popolazione ha avuto un decremento notevole. Da quasi cinquecento abitanti a nemmeno duecento anime, sottolinea. C’è il problema drammatico dell’emigrazione e dei giovani che lascianola Calabria. Lamessa e la partecipazione ai vari riti liturgici sono vissuti in modo tradizionale, anche perché sono soprattutto gli anziani a frequentare con assiduità la chiesa.

 La visita del vescovo è un momento importantissimo per la comunità e per la parrocchia, sottolinea ancora il parroco di San Nicola. “Il pastore – spiega –  fa visita al suo gregge, viene a stare in mezzo a noi come Cristo con i suoi discepoli” e significa cercare di aumentare lo zelo per la “casa del signore, puntare alla preghiera sia sacramentale che personale, attraverso la catechesi incamminarci sulla via della conversione”.

L’importanza della visita del vescovo è principalmente nel fatto che la comunità partecipa con una tensione nuova e una rinnovata fede alle funzioni religiose; l’essere in Cristo e la preghiera si devono concretizzare nella vita sociale”. In questo senso, spiega “la risposta della comunità è stata molto positiva”. Nella sua nuova esperienza di vita, lo afferma con profonda convinzione, la sua vita trova compimento nel servizio alla comunità ecclesiale, determinando un mutamento radicale perché, afferma don Francesco, “siamo chiamati a rinunciare a noi stessi per rivestirci della persona di Cristo, in quanto il sacramento dell’ordinazione ci segna ontologicamente, stravolge tutta la vita dell’uomo che lo riceve. Non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me”. Questa fede nel messaggio evangelico porta questo giovane sacerdote a superare tutte le difficoltà quotidiane e umane che incontra lungo questo difficile cammino verso il prossimo. “E’ grazie all’esercizio pastorale dell’essere parroco nelle comunità che si scopre un elemento fondamentale: la paternità nei fedeli che ci sono stati affidati, che è parte fondamentale della vita sacerdotale”. In fondo, conclude con chiarezza teologica ed etica don Francesco, bisogna lottare con tutte le forze per non perdere la speranza di vivere in un mondo più giusto, perché “siamo tutti figli di Dio e la missione più grande per ognuno è la libertà, che rappresenta il dono più grande dell’Altissimo”; ed è per questo motivo che la fede nel messaggio liberatorio e salvifico di Cristo si traduce nella virtù che è umana ed escatologica al contempo: “essere profondamente coerenti con se stessi e con le proprie scelte”.

Redazione

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