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Il Pdl verso Nuova Italia

Il Cavaliere intende traghettarsi nella Terza Repubblica, dove non sarà più un vincente, ma dove vuol stare tra i vincenti. “Noi preferivamo il modello spagnolo, ma anche il tedesco ci va bene. A condizione che lo sbarramento sia posto almeno al 6%, altrimenti chiunque deve governare sarebbe ostaggio dei piccoli partiti”. Cita il patto Silvio Berlusconi perché vorrebbe fosse onorato, siccome davvero è interessato a modificare il meccanismo di voto.

In quel caso, e se le urne lo rendessero necessario, il Cavaliere sarebbe disposto a una nuova “grande intesa” con i Democratici, “allora si potrebbe fare la grande coalizione con Monti” alla guida del Governo. Il messaggio che Berlusconi manda al Pd, è un modo per creare un ponte diretto con gli avversari di un tempo e senza più la mediazione dei centristi. Ed è un modo per rinnovare la fiducia al presidente del Consiglio, definito “persona seria e competente, che sa ascoltare, e che non solo è preparata ma è anche molto brava nella comunicazione, perché sa soffocare il tono di professore che ogni tanto prende il sopravvento”.

Ma Berlusconi dal Professore si aspetta un cambiamento di passo in sede europea per cercare una soluzione al problema della crescita. L’appiattimento sulla linea tedesca non gli piace, e si capisce da come ricorda i vertici internazionali ai quali ha partecipato, e dove “io insieme a Zapatero ed altri facevamo argine alla Merkel”. Dalla crisi, secondo Berlusconi, si esce solo superando “l’impostazione” economica della Germania, “altrimenti sarà il disastro, perché si è innescata una spirale di recessione che sta mettendo in ginocchio l’Europa. E l’Europa è in grado di sopportare un po’ di inflazione in più”.

Si dice che abbia fatto testare “Nuova Italia”. Il nuovo movimento che si dovrà dotare di una classe dirigente “credibile”, fatta di persone “competenti e giovani, massimo cinquantenni”, a cui affiancare “un gruppo di saggi”. Il nuovo soprattutto non sarà un partito, soltanto la parola gli provoca l’orticaria, la stessa reazione che provoca oggi nella pubblica opinione. “La fiducia degli italiani nei partiti è scesa al 2%”. Nell’elettorato, invece, l’evocazione delle origini farebbe ancora breccia. Gliel’ha fatto notare la scorsa settimana un suo deputato, Moles, che gli ha portato un sondaggio da cui emerge come il 74% di quanti nel 2009 hanno votato per il PdL sarebbe favorevole alla ricostituzione di un movimento che riprenda lo spirito del ’94. Ma il dato più sorprendente è che sarebbe favorevole il 40% della totalità degli elettori.

Ieri ad Alfano è toccato il preannuncio dell’annuncio, per far capire che il PdL non sta fermo davanti alle manovre di Pisanu e del Terzo polo, “dove Casini – spiegano i berlusconiani – cerca di liberarsi di Fini e di Rutelli, con cui litiga ogni giorno”. Il giovane segretario non poteva che assecondare la mossa del Cavaliere, secondo il quale ad “Angelino” mancherà pur qualcosa ancora per fare il leader, forse l’esperienza. E tuttavia è l’unico del quale davvero si fida. “Quando si trattò di decidere sulla nascita del Governo Monti, ci pensai due giorni prima di dire sì. E in quei due giorni parlai delle cose riservate solo con Alfano”.

Dopo le amministrative si cambia. “Serve una nuova formazione per riunire i moderati italiani”. Non sarà un altro predellino, comunque non sarà il Cavaliere a guidare il movimento né a candidarsi al Governo. Avanti un altro, “anche se io non vedo un altro Berlusconi”, dice Berlusconi.

Redazione

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