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Bari, Fiamme Gialle setacciano la Provincia

Lo scandalo dei fratelli Erasmo ed Alviero Antro, arrestati il 27 marzo scorso nell’ambito di una inchiesta su una presunta truffa da 20 milioni di euro attraverso la presentazione di fatture false, spinge gli investigatori ad andare più a fondo. Gli investigatori hanno bussato agli uffici di via Spalato e hanno chiesto di acquisire una serie di documentazioni relative a procedure di gara datate. In alcuni casi sono andati a colpo sicuro, acquisendo atti particolari, in altri cercavano evidentemente altri tipi di riscontri. Da quanto si è appreso, i militari avrebbero rilevato alcune incongruenze tra diversi atti, quasi a conferma dell’impianto accusatorio. Un lavoro di verifiche non semplice perché la Provincia da circa un anno ha informatizzato gli atti per cui molti documenti rischiano di disperdersi negli archivi. La circostanza della nuova “visita” viene confermata dallo stesso presidente della Provincia, Francesco Schittulli, che ovviamente ha dato input agli uffici di offrire ogni più ampia collaborazione agli organi investigativi. I fratelli Antro, titolari del Consorzio “Sigi” appaltatore per la manutenzione delle strade per conto della Provincia, avrebbero realizzato molti profitti grazie alle commesse di via Spalato. Ma negli ultimi tempi, a causa delle difficoltà economiche, avrebbero messo in piedi, secondo la Procura, un sistema di fatture fasulle al fine di spillare soldi agli istituti di credito sotto forma di anticipazioni. Il meccanismo era questo. Il Consorzio, titolare di un regolare contratto per un determinato importo, emetteva le fatture che venivano “vistate” dal dirigente responsabile e poi passate in Ragioneria per la liquidazione. In questa fase, la società presentava le fatture ai vari istituti di credito per le relative anticipazioni degli importi. Sta di fatto che tale sistema sarebbe stato alimentato da uno, più redditizio, ma fasullo. In pratica, il Consorzio avrebbe presentato alle banche fatture per operazioni inesistenti falsificando anche la firma di un dirigente (utilizzando sofisticati scanner) che legittimava poi il pagamento della contabile. Il giro si è interrotto quando gli Antro sono entrati in crisi di liquidità quindi non hanno potuto far fronte alle notevoli esposizioni bancarie. Ad accendere la spia è stato un dirigente della Provincia che, dopo la notifica di alcune diffide di pagamento da parte di alcuni istituti di credito, si è reso conto che gli importi “contestati” non trovavano riscontri nei documenti presenti alla contabilità dell’ente. L’indagine, allo stato vede indagati ufficialmente i soli fratelli Antro (cui sono stati sequestrato beni per 20 milioni di euro, anche numerosi oggetti preziosi) anche se non è da escludere che gli accertamenti possano far emergere nuovi e interessanti particolari che potrebbero far nascere nuovi filoni di inchiesta. In questi giorni, gli investigatori stanno passando al setaccio anche i numerosi conti correnti degli imprenditori, nel tentativo di individuare eventuali canali di finanziamento illecito, di natura elettorale o no.

Redazione

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