Si sono concluse le indagini, avviate nel mese di novembre 2011, nei confronti dei tre cittadini albanesi fermati a Cittadella (Pd) che era fortemente indiziati di una lunga serie di furti, perpetrati in arco notturno nelle province di Udine, Treviso, Venezia e Vicenza. La lunga e minuziosa ricostruzione operata dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Udine, comandati dal Capitano Fabio Pasquariello, è stata concordata dal pm dottor Andrea Gondolo della Procura di Udine. Dalla Procura di Udine, nel frattempo, il fascicolo era stato trasferito da Padova, avendo individuato quale primo furto commesso dalla banda criminale un reato commesso nella provincia di Udine. Il Pm ha richiesto al Gip del Tribunale di Udine l’emissione di un’ulteriore misura cautelare, ove veniva evidenziata l’associazione a delinquere tra i tre albanesi i quali, con diversi ruoli e incarichi, aveva messo in pratica una vera e propria industria del furto, regolamentata da precisi orari di lavoro, diversificazione quotidiana dei territori prescelti per le razzie ladresche, scelta degli obiettivi da colpire, smistamento della merce rubata. Ieri l’ordinanza cautelare è stata emessa e immediatamente notificata dai Carabinieri del Nucleo Investigativo ai tre cittadini albanesi attualmente detenuti presso il carcere di Udine. Nel frattempo a due di loro sono stati attribuiti rispettivamente quattro alias e tre alias. È stata analizzata, altresì, la condotta di altre due persone , un italiano e un altro albanese, per i quali i Carabinieri ritengono poter attribuire il ruolo di fiancheggiatori in quanto il primo (intestatario di ben 14 autovetture circolanti) è solito fornire i propri dati anagrafici e i propri documenti per intestare le macchine “pulite” della banda. Auto con le quali spostarsi nel Nord Est senza dare nell’occhio. Il secondo, invece, per avere locato l’appartamento in Cittadella dove la banda aveva costituito il proprio covo e dove è stata rinvenuta parte della refurtiva sequestrata in occasione dei fermi.
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