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Vibo Valentia, l’omicidio Scrugli presagio di una guerra di mafia

Il Comitato per l’ordine e la sicurezza, presieduto dal Prefetto Michele di Bari, ha disposto “straordinari e mirati controlli” per fronteggiare quella che ormai si configura come una guerra di mafia, in atto da mesi. Il Comitato, alla luce dei nuovi fatti di sangue, ha disposto l’intensificazione delle misure di vigilanza in particolare sulla città capoluogo, nella frazione Piscopio, sul litorale, nella vallata del Mesima e nei comuni di Stefanaconi e Sant’Onofrio. Si tratterà di un lavoro che sarà portato avanti dalle forze dell’ordine territoriali, con l’ausilio del reparto Anticrimine della Polizia di Stato e del Gruppo operativo dei Carabinieri. Si teme che l’agguato dell’altra sera al Porto di Vibo Valentia possa scatenare ulteriori e più cruente reazioni negli ambienti della criminalità organizzata, dove le cosche che al momento si stanno fronteggiando dispongono di picciotti, soldati e veri e propri arsenali. A dimostrazione che l’atmosfera che si respira è piuttosto pesante, al comando provinciale dei carabinieri è arrivato il generale di brigata Adelmo Lusi, comandante della Legione carabinieri “Calabria”. Al centro la sparatoria di Vibo Valentia con un morto e due feriti e il tentato omicidio avvenuto nelle campagne di Stefanaconi. Nel primo caso è stato ucciso Francesco Scrugli, 42 anni, noto pregiudicato vibonese; mentre sono rimasti feriti Rosario Battaglia e Raffaele Moscato. A Stefanaconi, invece, è stato colpito alle gambe Francesco Calafati, con precedenti per omicidio e spaccio di droga. Secondo gli inquirenti Calafati, in questo momento, rappresenta uno dei punti di riferimento sul territorio di Stefanaconi. L’uomo è stato colpito alle gambe da distanza ravvicinata mentre era intento ad operare su un suo podere in località Morsillara, in una zona di confine tra i comuni di Stefanaconi e Sant’Onofrio. I proiettili l’hanno centrato alla coscia e al piede sinistro, anche se rischia di perdere la funzionalità della gamba destra, spappolata dai colpi di arma da fuoco. Calafati, agli uomini della Mobile che lo hanno interrogato in ospedale ha riferito di non avere visto nessuno, anche perché “coperto” completamente dal rumore del decespugliatore.

A Vibo Valentia, sulla base di quanto è emerso, Scrugli, Battaglia e Moscato erano attesi sul pianerottolo, al quarto piano di una palazzina di via Arenile. Un luogo dove spesso i tre si incontravano, “forse – dicono gli investigatori – per pianificare le loro azioni”. Ma in tal senso la squadra Mobile sta cercando di acquisire ulteriori elementi. Armato fino ai denti il “comitato di accoglienza” appena s’è visto sbucare sull’ultima rampa delle scale i tre, ha cominciato a sparare all’impazzata colpendo mortalmente Scrugli alla testa, mentre altri proiettili l’hanno raggiunto in diverse parti del corpo. Tutti hanno cercato di mettersi in salvo ma Scrugli è caduto sul secondo pianerottolo, mentre Battaglia e Moscato sono riusciti a mettersi in salvo. Entrambi sono rimasti feriti lievemente. Secondo ipotesi investigative potrebbe essere stato lo stesso Scrugli ad aver fatto da scudo ai suoi due amici. Battaglia è stato colpito alle spalle e ne avrà per cinque giorni; Moscato, invece, è stato raggiunto dai proiettili ad una coscia e a un braccio (5 giorni di prognosi). Gli investigatori stanno ora cercando di capire sulla base dei bossoli trovati sulle scale se appartengono alle armi del commando, oppure se qualcuno tra Scrugli, Battaglia e Moscato fosse armato ed abbia potuto rispondere al fuoco.

Redazione

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