A quando la verità storica sulle Foibe?

Dal 2004, il 10 febbraio si ricorda l’assassinio di oltre 10-15.000 italiani e l’espatrio di altri 350.000 dall’Istria, dalla Dalmazia, dal Friuli Venezia Giulia. Se si volesse effettuare una ricerca approfondita  i risultati sarebbero certamente scarsi: “La conferenza dei ventuno, (che si tenne a Parigi dal luglio all’ottobre del 1946), definì i trattati con i paesi ex alleati della Germania. […] L’Italia dovette cedere le isole del Dodecanneso alla Grecia, una parte della Venezia Giulia alla Jugoslavia; Trieste fu divisa in due zone amministrate rispettivamente dagli Angloamericani e dagli jugoslavi.” Questo frammento è tratto dal mio libro di storia contemporanea usato per un esame universitario: non vi sono altre parole concernenti la vicenda delle Foibe!

Ad onor del vero il mio libro risulta essere stato ristampato nel 1989 perciò è plausibile la mancanza di documenti da poco affiorati o resi pubblici; purtroppo la situazione non migliora all’interno dei libri scolastici e non, stampati in questi ultimi anni, ne si avrà miglior riscontro nel cercare il significato della parola Foiba su enciclopedie e dizionari. Solo nell’anno appena trascorso, infatti, qualche giornalista-scrittore si è degnato di mettere nero su bianco testimonianze e documenti risalenti a quel periodo storico buio (che non è certo il medioevo del quale, al contrario, sappiamo probabilmente tutto ciò che ci è consentito conoscere nonostante la distanza temporale…). In libreria è così possibile acquistare monografie sul tema in questione o estrapolare notizie attinenti da manuali storici come “ Storia d’Italia da Mussolini a Berlusconi” di Bruno Vespa, edito dalla Mondadori. E comunque non potremmo ancora ritenerci soddisfatti ai fini della nostra ricerca.

Ma fermiamoci un momento a riflettere sul perché questo interesse verso le Foibe si stia sviluppando solo da pochissimi anni. Qualcuno pensa che siano state scoperte solo da poco. Non è vero! Le alte cariche dello Stato hanno sempre taciuto o fatto finta di niente, e quelle di Destra e quelle di Sinistra.

Certo è vero che chi ha più colpe più si nasconde ed è ormai risaputo che i perseguitati infoibati erano quegli italiani nati e cresciuti nei territori dichiarati jugoslavi dopo la seconda guerra mondiale o che contrastavano pubblicamente il comunismo del maresciallo Josip Broz detto Tito presidente della repubblica federale popolare di Jugoslavia, che a quanto pare era in rapporti abbastanza buoni con l’allora segretario del PCI Palmiro Togliatti…

Ma mettendo da parte i vari accordi politici di allora e di oggi ( che rispondono forse a verità ancora più nascoste delle Foibe! ), ciò che è certo e che è stato sempre alla luce del sole è che nel 1946 l’Italia dovette cedere come tributo di guerra, quasi tuttala VeneziaGiulia, l’Istria ( con Pola ) ela Dalmazia( con Fiume e Zara ) alla Jugoslavia, come dice sapientemente il mio libro di storia; da quel momento ha inizio una triste storia per tutti gli italiani ivi residenti: espatrio ( o meglio fuga ), deportazioni in campi di concentramento che avevano poco da invidiare a quelli nazisti,  persecuzioni, morte. Dopo il silenzio, tranne qualche sparuta manifestazione di riconoscimento da parte di privati peraltro malviste dal governo jugoslavo.

Nel 2000 il presidente della regione Lazio Francesco Storace si accorse che i libri scolastici di storia  omettevano gli eventi accaduti sotto il regime titino. L’11 febbraio 2004la Cameradei deputati approvava la proposta di legge che istituisce il “Giorno del ricordo” per le vittime delle Foibe e per gli esuli giuliani, istriani, friulani, dalmati nel giorno dell’11 febbraio, anniversario del trattato di Parigi. Ecco perché solo ora se ne dà importanza. In realtà però se si fosse voluto, sarebbe stato possibile portare alla luce tutto già molto tempo fa e ciò è dimostrato dai video registrati in quegli anni (pochi è vero ma comunque esistenti), le foto e soprattutto la voglia dei sopravvissuti di far giustizia per i propri parenti e amici morti in quella tragedia. Allora ci si può chiedere che fine abbia fatto la “ verità storica” che non è quella “imposta” da politici ma è quella dello storico, di colui che non si ferma ( o almeno non dovrebbe!) davanti a nulla, che non si limita semplicemente a imparare la lezione a memoria o a partecipare a tolk show ma che fa ricerca, approfondisce, scava anche oltre i30 metridelle Foibe in cui venivano gettati coloro che avevano commesso il solo reato di amare la nostra bella Italia. Ma forse, mi viene da pensare con amarezza e anche con un po’ di disprezzo che il “soggettivismo storico” di cui tanto mi è stato detto durante la mia carriera di studentessa sia in realtà tutta una fandonia! E allora come può essere vera la famosa citazione latina “historia magistra vitae est”? Cosa ci può insegnare la storia se ci viene nascosta? Allora, se si vuol suscitare davvero il sentimento di rabbia che ci porta a dire basta, ben vengano le giornate di memoria e di ricordo con tutto il loro carico di documentari, fictions, interviste e filmati inediti anche quelli che senza mezze misure mostrano il ritrovamento di brandelli d’uomo e non solo di corpi. I corpi cancellati dai forni crematori nazisti così come i corpi legati dal filo spinato e buttati nelle Foibe: entrambi devono  avere il nostro rispetto e hanno il diritto di essere ricordati e ammirati per la forza avuta nel portare avanti i lori ideali politici, religiosi, umani. Senza dover per forza sempre distinguere tra il vero e il falso, il bianco e il nero, il comunista e il fascista, il cattolico e il musulmano: “veritas in medio est”. Del resto un anno prima che venisse firmato il trattato di Parigi, a San Francisco si dava vita all’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu) che si prefiggeva tra le tante cose, all’articolo 1 comma 3 di “ conseguire la cooperazione internazionale nella soluzione dei problemi internazionali di carattere economico, sociale, culturale od umanitario, e nel promuovere ed incoraggiare il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali per tutti senza distinzione di razza, di sesso, di lingua o di religione”.

Redazione

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