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Blocco dei tir, anche Crotone in ginocchio

Pompe della benzina a secco di carburante. Supermercati con gli scaffali vuoti di tutti i generi. Acqua minerale inesistente. Mercati ortofrutticoli senza frutta e verdura. Piccole imprese con qualche unità lavorativa ferme e dipendenti in ferie forzate per mancanza di materia prima. Spettacoli teatrali sospesi per il mancato arrivo dei tir che trasportano strumenti e arredi scenografici. Uffici impossibilitati a svolgere alcuni servizi per la mancanza di carta per fotocopiatrice.

Tradotto in cifre, lo sciopero degli autotrasportatori significa aver paralizzato un’intera città.

La motivazione che ha indotto gli autotrasportatori a bloccare i mezzi è condivisibile. Ma se il fermo continuerà anche nei prossimi giorni il danno per l’intera popolazione sarebbe incalcolabile.

Lo sciopero è sancito dalla Costituzione, è l’unico strumento che consente ai lavoratori tutti di rivendicare i propri diritti quando non gli vengono riconosciuti. Esiste, però, anche l’obbligo da parte dei rappresentanti sindacali dei trasportatori e del Governo di istituire un tavolo permanente di trattative per trovare un’intesa. Nel frattempo è fatto obbligo ai manifestanti di garantire il minimo servizio per non penalizzare il Paese.

Fuori da questa logica non si ha più nessun controllo sindacale e gli effetti negativi potrebbero essere gravi. Cosa già avvenuta in alcune zone.

Crotone è una città che non produce nessuna materia prima. Importa interamente tutto ciò che necessita ai cittadini per il quotidiano vivere.

Qualche altro giorno di mancato arrivo di merce, carburante, prodotti farmaceutici, e la difficoltà per riprendere il normale iter della vita sarà lungo e difficoltoso.

Redazione

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